Copertina, Salute
Ispra, proposta di diffida all’llva
Prescrizioni Aia non attuate e diffide in danno dell’Ilva.
Queste le risultanze dell’ultima relazione dell’Ispra (organo tecnico del Ministero dell’Ambiente) che evidenzia come molti interventi di ambientalizzazione non siano stati ancora realizzati. Si tratta di opere importanti. Su tutti la copertura dei parchi minerali in fase di stallo per via della contaminazione dei terreni riscontrata sotto i cumuli di carbone e minerale di ferro. Disco rosso anche per la “chiusura edifici aree di gestione materiali polverulenti” e per la “copertura completa dei nastri trasportatori”, due importanti prescrizioni finalizzate a contenere la dispersione delle polveri.
Per entrambe Ispra dichiara che: “La prescrizione non risulta attuata”. Anche la copertura delle aree del GRF (gestione materiali ferrosi) per Ispra è “non attuata”. Eppure in quell’area viene scaricata scoria liquida incandescente, con intensa dispersione dei fumi, più volte immortalata in video notturni per i bagliori accecanti simili a esplosioni.
A segnalare questa gravissima situazione è Peacelink in un documento a firma di Antonia Battaglia, Fulvia Gravame, Alessandro Marescotti e Luciano Manna. “L’Aia è l’autorizzazione a cui l’Ilva si dovrebbe attenere per essere a norma con le prescrizioni ambientali in essa inserite – scrivono – i mesi e gli anni passano e le prescrizioni ambientali più importanti risultano non attuate”. Una situazione gravissima, a fronte della quale l’Ispra ha avanzato una proposta di diffida all’Ilva per “violazione Aia e normativa ambientale: in considerazione del risultato delle analisi eseguite da ARPA sul campione di rifiuto CER 100202 che ne escludevano la possibilità di recupero (per attività R10), appreso dal Gestore che tale rifiuto è stato invece recuperato da Ilva, si potrebbe configurare il reato di “gestione illecita di rifiuti” ai sensi art. 256 D.Lgs 152/06″.
Un aspetto, quello della gestione dei rifiuti, su cui indaga anche la Guardia di Finanza. “I finanzieri del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Taranto – ricorda Peacelink – sarebbero entrati infatti nell’Ilva per svolgere delle indagini. Il rapporto dell’Ispra è datato 15 luglio ed è stato inviato al Ministero dell’Ambiente e per copia all’Arpa Puglia. Il 15 luglio era venerdì e il 18 luglio era lunedì, data in cui è apparsa sulla stampa la notizia dell’ispezione della Guardia di Finanza all’interno dell’Ilva per verificare la gestione dei rifiuti”. PeaceLink annuncia che manderà “alla Commissione Europea tale documentazione in quanto l’autorizzazione Aia è un adempimento indispensabile rispetto alle norme ambientali europee per le quali è in corso una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia sul caso Ilva”.
Sul rapporto Ispra intervengono anche Angelo Bonelli e i Verdi. “Tutto accade – sostengono – mentre pochi giorni fa è stata presentata una nuova indagine sulla mortalità a Taranto coordinata dal prof. Forastiere. Lo studio evidenzia un eccesso di mortalità per cause naturali del 2,66% per ogni incremento di particolato PM10 di origine industriale di 1 microgr/m3, mentre la mortalità per cause respiratorie risulta in eccesso di 8,39% per analoghi incrementi del PM10. Lo studio sulle conseguenze delle emissioni di PM10 ed SO2 dell’ILVA dimostrano eccessi del 4% e 6 % della mortalità naturale, del 5% e dell’11% di decessi per malattie cardiache, del 10% e del 29% di decessi per infarto cardiaco’.