Sport
Taranto, la minaccia di morte corre più veloce della palla
Il fantoccio (macabro, da condannare a prescindere: sempre!) sospeso nel vuoto augurando la morte ad un uomo definito “bastardo”.
Il pallone che degenera non è soltanto segno di un tempo anomalo. E’ il segno di questo clima tarantino. Qua si tratta di un filo spezzato tra società e cittadinanza, ovvero quella porzione che tifa e che solitamente si divide in tre: chi resta a casa sconsolato, chi va allo stadio e non demorde ma resta critico, chi fa ricorso alle pratiche peggiori pur di lasciare un segno e magari un graffio, provocare un danno, a costo di rischiare grosso. Un clima di tensione genera reazioni civili, esagerate, scomposte o assurde. A volte gravi, come in questo caso, da condannare senza giri di parole.
Ed è il caso di chi ha appeso questo fantoccio di cartone sul cavalcavia di viale Magna Grecia, ieri. Si può certamente pensare o ipotizzare che Bongiovanni (come la signora Zelatore che anche formalmente è il presidente) abbia commesso errori, abbia allestito una squadra deludente (sinora), abbia sbagliato scelte aziendali e tecniche, abbia avuto con la stampa un rapporto a volte, e inutilmente, troppo conflittuale. Il calcio è un’azienda atipica: chi non possiede azioni si sente comunque parte della fabbrica e ne chiede conto ai proprietari. Il sentimento di appartenenza popolare è talmente forte da confinare con la sensazione di possesso. Accade ovunque, figurarsi dove le cose vanno maluccio, con alti e bassi, da 23 anni.
Ma c’è un varco da non percorrere, perchè senza ritrorno. Le valutazioni sono ampie e aperte, certo. L’uomo sbaglia. E l’uomo pubblico è giudicabile dalla comune opinione. Si può dire, scrivere, affermare, contestare. Anzi, si deve. Da qui a raffigurare l’impiccaggione di un uomo, però, ce ne corre. E’ inaccettabile. Ed è giusto, e quantomani opportuno, che la Questura trovi al più presto i responsabili nella speranza che le telecamere, ancora una volta, abbiano ripreso tutto. Perchè se qualcuno ha deciso che in questa storia calcistica deludente non si debba scherzare più, adidrittura augurando la morte di qualcuno degli attori protagonisti (la foto del fantoccio sta correndo sulle bachece di mezzo mondo più veloce del pallone rossoblu, oramai) allora è il caso che la risposta delle autorità sia ferma, rapida e dura. Come legge comanda, come gli sportivi si attendono.
C’è un limite che non andrebbe mai superato. A Taranto quel limite è ormai alle spalle di un ambiente che avrebbe bisogno di serenità e moderazione. Ma qui tornano in campo tutti. Tutti.