Salute
Taranto come Bagnoli? Magari!
Li ricordo benissimo tutti quelli che appena attaccavi a parlare di un futuro senza fumo, senza polvere di carbone e puzza di gas, senza Ilva insomma, ti guardavano come un eretico ai tempi della santa inquisizione. Uno sguardo da giudice istruttore prima della riforma del codice penale che ben presto sfumava verso una benevola commiserazione come a dire: ragazzo, non sai quel che dici.
Non si faceva in tempo ad esprimere il concetto che già, dall’altra parte, il futuro era chiaro, granitico, certo… e terribile. “Vuoi fare la fine di Bagnoli?”. Ecco quale sarebbe stato l’oscuro destino di Taranto se solo avesse osato immaginare l’Acquedotto del Triglio senza l’ombra sinistra del camino E312. No altoforni, no party. Senza acciaio non c’è vita. Scientifico – dicevano – la prova è lì a 300 km da Taranto e si chiama Bagnoli. Lì dove l’uomo ha colpevolmente ucciso una ridente industria siderurgica, ora non cresce più l’erba. Deserto e ruberie, vuoi questo per Taranto? Se provavi a obiettare: ma in Canada, in Germania ci sono riusciti, calavano il carico a bastoni, “ma qui siamo in Italia”. E questo spegneva ogni velleità.
Da qualche giorno, però, la storia è cambiata. Bagnoli risorgerà. Le colate continue saranno un lontano ricordo. Lasceranno il posto a spiagge, piste ciclabili, attività commerciali, centri sportivi. E quindi ora si può. Lo ha detto il Governo con un accordo sottoscritto pochi giorni fa. Lo stesso Governo dei decreti salva-Ilva. Possiamo sognare anche noi, allora! Sì, ma senza esagerare. In queste cose bisogna andare per gradi. Nel 2024 Bagnoli dovrebbe essere completamente bonificata e rigenerata, per la stessa data a Taranto l’Ilva coprirà il parco minerali. Forse.