Piani Alti
Taranto, Bitetti dichiara guerra. Prima grana per il sindaco Melucci
Sullo sfondo delle nomine dei presidenti delle commissioni si consuma il primo strappo (alla luce del sole e dei media) nella coalizione che guida il Comune di Taranto. Siamo ben oltre le schermaglie o le tattiche di posizionamento, il vulnus sollevato da una forza di maggioranza potrebbe aprire scenari molto insidiosi per il sindaco Rinaldo Melucci. Ad aprire un fronte di dissidenti che potrebbe fare proseliti è Taranto Bene Comune (leggi Piero Bitetti) che in Consiglio conta tre rappresentanti più lo stesso Bitetti.
In una nota inviata alla stampa, il sodalizio chiede “l’azzeramento di una giunta che già da quelle prime nomine monocratiche contraddice la tanto sbandierata meritocrazia ed ha determinato in molta parte dell’opinione pubblica e del mondo politico un sentimento di stupore e di insostenibili disagio e mortificazione”. L’associazione parla degli assessori non tarantini come di due “stranieri” e come “un’offesa insopportabile per l’identità dei tarantini che il movimento civico ritrovatosi intorno a Bitetti e a Bene Comune ha inteso e intende interpretare e valorizzare”.
Questione di campanile? Le dichiarazioni politiche vanno sempre interpretate e per farlo bisogna ricordare che Bitetti e la sua pattuglia di consiglieri sono stati esclusi dal “valzer” degli assessorati in nome della discontinuità con la giunta Stefàno rivendicata da Melucci. Con Taranto Bene Comune, infatti, sono stati eletti Gianni Cataldino e Gina Lupo entrambi ex assessori del sindaco-pediatra. Il “niet” di Melucci aveva causato non pochi mal di pancia nel gruppo Bitetti, esplosi ufficialmente con la nomina dei presidenti di commissione anche se nella nota stampa si dice l’esatto contrario: “Le presidenze delle commissioni-lo sottolineiamo- non le abbiamo volute. E’ giusto che il Partito democratico assuma tutte le responsabilità del governo della città”.
In ogni caso, lo strappo è arrivato ed i suoi effetti potrebbero ricadere sulla maggioranza di Melucci. Fino a ieri, infatti, il sindaco poteva contare su 22 consiglieri, ma ora cosa accadrà? Taranto Bene Comune con i suoi 4 rappresentanti come voterà in aula? La risposta l’avremo nei prossimi giorni. Forse non già nella seduta del Consiglio in programma domani (vedi ordine del giorno), ma in quella ben più importante che dovrà svolgersi a fine agosto. Il documento di Taranto Bene Comune fa intravedere acque molto agitate: “Melucci deve raggiungere la consapevolezza – si legge – che ha vinto per soli 958 voti e con poco meno di 27 mila. L’apparentamento di Bitetti è, quindi, stato determinante, così come ogni voto espresso da chi al secondo turno ha deciso di sostenerlo. Se così non fosse stato molto probabilmente avremmo assistito ad un esito diverso”. Estate bollente per Melucci. Il sindaco avrà da sudare e non solo per il caldo. Ecco di seguito il contenuto integrale della nota stampa del Movimento Taranto Bene Comune.
“Abbiamo atteso invano augurandoci di essere smentiti. Ma la nostra prima impressione ha ricevuto ulteriori conferme e, dunque, non possiamo più tacere. Le scelte compiute dal Sindaco, Rinaldo Melucci, non sono da noi condivise e oltretutto si ostina a rifiutare ogni collaborazione. L’uomo solo al comando non ci piace. Rappresenta l’esatto opposto della necessaria e quanto mai irrinunciabile esigenza d’inclusione che il risultato elettorale espresso dagli elettori tarantini impone. Melucci deve raggiungere la consapevolezza che ha vinto per soli 958 voti e con poco meno di 27 mila. L’apparentamento di Bitetti è, quindi, stato determinante, così come ogni voto espresso da chi al secondo turno ha deciso di sostenerlo. Se così non fosse stato molto probabilmente avremmo assistito ad un esito diverso. L’esiguità dei voti e del numero dei votanti avrebbe dovuto consigliare al Sindaco prudenza e maggiore disponibilità al confronto con i suoi alleati: dunque inclusività nell’azione di governo per un pieno coinvolgimento della la città. Le scelte invece mostrano un’inversione di tendenza che mortifica la tarantinità.
La nomina dei due “stranieri” rappresenta un’offesa insopportabile per l’identità dei tarantini che il “movimento” civico ritrovatosi intorno a Bitetti e a Bene Comune ha inteso e intende interpretare e valorizzare. E proprio in ragione di quanto detto, il “movimento”, cui la legge elettorale ha consentito, per ragioni normative, l’apparentamento, ha chiesto l’azzeramento di una Giunta che già da quelle prime nomine monocratiche contraddice la tanto sbandierata meritocrazia ed ha determinato in molta parte dell’opinione pubblica e del mondo politico un sentimento di stupore e di insostenibili disagio e mortificazione. Competenza e discontinuità, infatti, sarebbero le motivazioni che giustificherebbero le scelte del Sindaco, ma tutto questo non si ritrova nei curricula dei due “accorsati tecnici” né in quelli di altri. Non si può neanche tacere di altre incongruenze: madre consigliera, figlio assessore; avvocato del Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari) e assessore al Patrimonio ed alle Politiche abitative.
“Persone preparate, che sappiano sedere ai tavoli istituzionali”, ovvero scelte fatte più che per competenza in riconoscenza all’amico barese e per la sua esigenza di liberare caselle del puzzle dei suoi incarichi, bilanciate con altrettanta gratitudine al parlamentare tarantino che ne ha consentito la candidatura ed al partito che ossequioso lo ha seguito. Le presidenze delle commissioni-lo sottolineiamo- non le abbiamo volute. E’ giusto che il Partito democratico assuma tutte le responsabilità del governo della città. E mentre l’ex procuratore, ex candidato sindaco, ex candidato presidente del Consiglio, si cimenta con un programma che non gli appartiene e che ha persino osteggiato, chi ha votato Melucci per governare la città non merita attenzione, colpevole forse del suo “fastidioso distinguersi” come crediamo dimostri il recente puerile tentativo di “risolvere” il problema politico. Convincimento del quale gli daremo modo di ricredersi.
La consapevolezza della misura del consenso su cui poggia la maggioranza avrebbe richiesto, nella configurazione del “governo”, il tentativo di un’attrazione ed un ampliamento “a posteriori” della base elettorale, facendo ricorso a quanti hanno dato prova della propria coerenza, competenza professionale nella cultura, quanto nella gestione amministrativa.
Pare oltremodo contradditorio con la valorizzazione delle professionalità locali, e ce ne sono, anche di ottima fattura, affidare a due “non tarantini” la gestione di una legge speciale per Taranto che ci auguriamo possa rappresentare un’ opportunità se dagli “Indirizzi per lo sviluppo e la coesione economica del territorio a Taranto” si passerà alla fase concreta della redazione del Piano strategico, strumento indispensabile per dare gambe al ddl.
Melucci nelle sue prime azioni di governo ha dato il benvenuto a Mittal in Città dicendosi certo di una collaborazione costruttiva e produttiva. Il “suo” vice in uno slancio di generosità gli ha attribuito di “essere riuscito a mettere a posto Mittal ed Eni”. Sì, ma la città, forse, avrebbe il diritto di essere messa a conoscenza del perché di tanto ottimismo.
Tante le criticità!!!Rinaldo Melucci si fermi e rifletta: non può continuare ad essere un sindaco di minoranza, eletto con il consenso del 15,9% dei tarantini. “Bene Comune” ritiene che la città richieda ben altro a cui noi ci mostreremo sensibili nel rispetto del mandato dei nostri elettori e prestando attenzione agli oltre 100.000 elettori tarantini che hanno bisogno di ragioni e riferimenti per ritrovare fiducia nelle Istituzioni a cominciare dal Municipio”.
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