Sul Pezzo
Sovraffollato e con poco personale, ecco le emergenze del carcere di Taranto
Sovraffollamento, carenza di personale, elevata presenza di detenuti con problemi di tossicodipendenza. Sono questi alcuni dei problemi di cui soffre il carcere di Taranto, emersi durante la visita effettuata dal consigliere regionale di Taranto Francesca Franzoso (Forza Italia) e da Annarita Digiorgio dei Radicali Italiani.
“Ad oggi – scrive l’esponente radicale – sono 568 i detenuti presenti a fronte di una capienza regolamentare di 306. Sono diminuiti quelli in custodia cautelare pari a 156 anche se sono quelli in maggiore difficoltà poiché in attesa di sentenza non possono accedere alle attività trattamentali. 114 detenuti definitivi sono Lavoranti alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria che compie un notevole sforzo in tal senso. Scarsa, infatti, è la presenza di attività private che assumono detenuti usufruendo della legge Smuraglia. Numerose le attività scolastiche e ricreative organizzate dalla direzione, manca però uno spazio per le attività sportive. In tal senso non condividiamo la scelta di costruire il nuovo padiglione che amplierà l’istituto di altri duecento posti, proprio sul suolo del campo da calcio, unico spazio sportivo presente”.
Il carcere è oggetto di numerosi interventi di ristrutturazione: sale colloqui, padiglioni a sorveglianza dinamica. “E questo – sottolinea Digiorgio – grazie all’attenzione della direzione. Certo, la struttura paga il prezzo di carenze strutturali come l’assenza delle docce in cella e la presenza di bagni non separati dalla cucina”. L’esponente dei radicali sottolinea che “tutti i detenuti con cui abbiamo parlato si sono complimentati per come vengono trattati dal personale penitenziario, il quale compie egregiamente il suo lavoro al massimo degli sforzi e soprattutto in grave carenza di organico”.
Sono 60 gli agenti di polizia penitenziaria in meno rispetto alla pianta organica prevista ai quali si aggiunge la carenza del 50% di educatori e psicologi. “Questa carenza di personale – prosegue Digiorgio – aggiunta al sovraffollamento dei detenuti non permette alla direzione di effettuare numerose attività rieducative. Manca anche, nonostante più volte chiesto dalla direzione, la figura del mediatore interculturale indispensabile per integrare gli extracomunitari presenti”. Il personale sanitario ha lamentato la difficoltà di gestire i detenuti ad evidenzia psichiatrica. “La stessa cosa – continua – vale per i tossicodipendenti, in altissimo numero: 234. Anche in questo caso la mancanza di comunità terapeutiche e sert regionali cui affidarli li costringe al carcere”.