Pubblicato alle ore 9:30

Sommergibilista recuperato a 50 metri di profondità. Esercitazione della MM nel Golfo di Taranto

La Marina Militare ha portato a termine un’operazione, condotta al largo del Golfo di Taranto. Un componente dell’equipaggio del sommergibile Romeo Romei, è stato portato in superficie da una profondità di circa 50 metri con l’utilizzo della campana di salvataggio McCann, il sistema di soccorso subacqueo più longevo della storia.


Si è conclusa così l’attività addestrativa della capacità di soccorso sommergibili che ha visto la partecipazione anche di Nave Anteo al termine di un lungo periodo di preparazione alle immersioni profonde. L’attività segue quella recentemente condotta con la tecnica di immersione in saturazione dai Palombari di Comsubin sul relitto del sommergibile Sebastiano Veniero.



Le operazioni subacquee condotte durante questa esercitazione, fortemente ostacolate dalle condizioni meteomarine avverse, hanno confermato la capacità della Marina Militare di prestare soccorso ai sommergibili sinistratiti, peculiarità unica nel contesto delle Marine del Mediterraneo. Inoltre, l’attività svolta con il Gruppo Operativo Subacquei, vera e propria eccellenza in campo subacqueo del nostro Paese riconosciuta anche all’estero, rientra nell’ambito delle molteplici capacità che la Marina Militare pone al servizio della collettività nell’ambiente marino.

Gruppo Operativo Subacquei – Tutte le attività condotte negli ultimi anni dalla Marina Militare confermano il valore inestimabile della componente subacquea di Comsubin, vero ed indiscusso centro di eccellenza per lo studio, la ricerca, la formazione e lo sviluppo delle capacità operative nel settore dell’immersione subacquea a quote più o meno profonde.
Con la tecnica delle immersioni in saturazione la Marina Militare può raggiungere la profondità di 250 metri, con escursioni fino a 300 metri, ma soprattutto può effettuare lavorazioni che richiedano tempi prolungati di esecuzione. Tra le numerose attività condotte di recente si ricordano: neutralizzazione di 12.400 ordigni esplosivi residuati bellici in ambito marittimo nel corso del 2016; recupero del relitto di un peschereccio a oltre 370 metri di profondità affondato al largo della Libia nell’aprile del 2015.

Nave Anteo – Consegnata alla Marina Militare il 31 luglio 1980, è la terza Unità che porta il nome di un’invincibile gigante della mitologia greca, figlio di Nettuno e della Terra. L’Anteo, posto alle dipendenze del Gruppo Navale Speciale di Comsubin, è dotata di sofisticati equipaggiamenti e specifiche apparecchiature che consentono di svolgere lavorazioni subacquee di ogni genere, anche a notevoli profondità, nonché il soccorso e salvataggio a favore degli equipaggi dei sommergibili in avaria. Tale Unità allarga notevolmente lo spettro di impiego dei Palombari della Marina permettendo loro di raggiungere, grazie all’utilizzo delle tecniche di immersione in intervento ed in saturazione, profondità operative superiori ai 250 metri, o di operare con apparecchiature e mezzi tecnologicamente avanzatissimi, quali il minisommergibile SRV-300 (Submarine Rescue Vehicle) e lo scafandro rigido articolato ADS (Atmospheric Diving System), una sofisticata armatura antropomorfa che permette all’operatore al suo interno di muoversi sott’acqua e lavorare fino a 300 mt di profondità.


La Campana McCann – E’ stata utilizzata per la prima volta nella storia durante il salvataggio dell’equipaggio del USS Squalus affondato a 70 metri di profondità al largo di Portsmouth nel maggio del 1939  ed è oggi dotazione indispensabile di ogni Marina Militare che abbia la capacità di soccorrere i propri sommergibilisti. Su Nave Anteo  è condotta da due palombari  che, attraverso un cavo di sospendita in acciaio,  possono farla appontare sui portelli dei sommergibili fino a 121 metri di profondità, effettuando una particolare manovra chiamata “ventosa” che permette metterla in equilibrio pressorio con l’interno del battello, accogliendo così 6 naufraghi per ogni corsa verso la superficie.


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