Elezioni 2017, Piani Alti
Sebastio, presidente del Consiglio comunale. I termini del patto Emiliano
La “garanzia” resta, cambia il ruolo. L’ex capo dei pm di Taranto non sarà sindaco, questo è chiaro da dieci giorni, ma sarà in maggioranza ed anche questo è chiaro. Anche se da una manciata di ore.
Emiliano ha lavorato per una settimana intera, per sua stessa ammissione, e ha chiuso – come dicono linguisti del politichese – una serie di accordi politici tutti legati ad una sola speranza: la vittoria di Melucci. A cascata, dal mattino dopo, andranno ad infilarsi tanti piccoli e grandi tasselli che, sempre stando al progetto del governatore, dovrebbero assestare il traballante e disarticolato centrosinistra ionico.
Prima fra tutti, dunque, la “garanzia” Sebastio. L’ex procuratore, che ha spaccato in due la sua stessa coalizione accettando la proposta di Emiliano – che già lo aveva inserito nel famoso elenco di quei saggi che dovrebbero riformare la Puglia – sarà quasi certamente il presidente del prossimo Consiglio comunale. L’eventuale maggioranza Melucci proporrà la sua elezione all’assemblea, riservando nel manuale Cencelli (abusato eufemismo di spartizione) i due posti da vicepresidente ad una lista che non avrà spazio in Giunta e all’opposizione (come prassi consolidata).
Garanzia del dibattito consiliare, dunque. Lungo i corridoi della coalizione Melucci la voce transita da ieri pomeriggio. L’altro accordo, quello chiuso con Bitetti, prevede una o due postazioni di rilievo in Giunta. Se fosse una, concessa quale riconoscimento politico del valore aggiunto elettorale eventualmente garantito al ballottaggio, sarebbe assessore uno tra Mele, Cataldino e Lupo. Secondo ben informati di coalizione, Piero Bitetti siederebbe in Consiglio comunale in attesa delle Politiche 2018 per recitare un ruolo da protagonista (bisogna capire con quale legge si voterà..) o aspettando che si liberi un banco nel gruppo regionale Pd (Bitetti a Taranto è primo dei non eletti) grazie eventualmente all’elezione alla Camera di Pentassuglia o Mazzarano (ammesso che si candidino). Se si votasse nel 2018 – e così pare – a Bitetti resterebbero solo due anni da consigliere regionale. Ipotesi remota, dunque… politicamente fattibile.
E proposito di Mazzarano, l’attuale capogruppo Pd in via Capruzzi è il pole per quel posto in Giunta che emiliano sta promettendo a Taranto da mesi. Il politico massafrese alle primarie si è schierato con il Governatore, come lo stesso onorevole Pelillo che nonostante il suo profilo comunicativo ultimamente tenuto basso, rischia di essere (in caso di affermazione di Melucci) tra i vincotori politici di queste elezioni.
Nella ipotetica Giunta ci sarà ovviamente spazio per Dante Capriulo, Floriana De Gennaro e almeno tre del poker Lucio Lonoce, Vincenzo Di Gregorio, Gianni Azzaro e Massimiliano Stellato (al netto di velleità e scelte personali diverse, 6000 preferenze in quattro pesano!). Una delle dieci deleghe di Giunta andrebbe assegnata anche al Psi (dui consiglieri) ai Centristi e al movimento Che sia Primavera. E Brandimarte? Lui non ha chiesto nulla, lo ha detto e ripetuto. E nulla avrà. Cosa e scasciamacchia, assessori uscenti e unici alfierii del progetto Brandimarte, sono fuori dal Consiglio ma potrebbero rinetrare tra gli incarichi del sottogoverno, naturalmente in caso di vittoria di Melucci: Amat, Amiu, Centro Ittico Tarantino…
In qualche cassetto, in una delle stanze principali del centrosinistra tarantino, questo plaining è già scritto a matita. Stessa cosa sul versante Baldassari, come lecito immaginare, ma gli accordi in quel caso sono più agevoli: niente aparentamenti e duqnue tutto ipotizzabile dopo primo turno, risultati alla mano.