Sul Pezzo
Porto di Taranto, tra big player, ricorsi e intimidazioni
Attenzione puntata sul porto di Taranto. Dopo la fuga a gambe levate di Taranto Container Terminal (Evergreen, Hutchinson), per alcuni anni il molo polisettoriale è sembrato una valle dei dinosauri con gli scheletri del passato (le gru) coperte dalla polvere dell’inoperosità.
Terminal inattivo, lavoratori salvati dall’Agenzia appositamente costituita grazie all’intuizione dei sindacati di categoria, al supporto dell’Autorità portuale, alla volontà dei governi di centrosinistra. Nel frattempo, il presidente Sergio Prete ha traghettato il porto di Taranto nella fase di riforma della portualità, restando in sella alla nuova Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio.
In termini di infrastrutturazione, molto resta da fare, ma qualche opera è arrivata a compimento. Significative sono la riqualificazione del molo polisettoriale e l’ammodernamento della banchina di ormeggio con l’approfondimento dei fondali da 14,50 a 15,50 metri. Questo intervento rende operativamente più efficiente la banchina ed è funzionale al suo consolidamento per l’esecuzione dei dragaggi a -16,50 m e la realizzazione delle nuove vie di corsa per le nuove gru di banchina che possono operare sulle navi portacontainer di ultima generazione.
Grande attesa per il completamento del centro servizi polifunzionale “Falanto” in costruzione sul molo San Cataldo, quello che guarda al waterfront della città. La struttura ospiterà anche la nuova stazione marittima da cui si spera trarrà slancio il traffico croceristico che ha fatto intravedere qualche timido segnale di crescita.
La grande paura, la grande incertezza, il grande vuoto per l’abbandono di Evergreen e Hutchinson, sembrano ormai alle spalle. Taranto è di nuovo al centro dell’attenzione di grandi player internazionali, ma non solo. Piccoli e grandi interessi, piccole e grandi trame si intrecciano e attraversano luoghi, persone, circostanze. Che sta succedendo tra i moli del porto?
YILPORT – La firma della concessione (per 49 anni) tra il Gruppo turco e l’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio è imminente. A gennaio del nuovo anno l’atto dovrebbe essere formalizzato. Yilport potrebbe iniziare ad operare sul terminal tra aprile e maggio 2019. Nei giorni scorsi i turchi hanno avuto il primo confronto informale con le organizzazioni sindacali. Il primo obiettivo di Yilport è la movimentazione di un milione di Teu entro un anno. Per il pieno reintegro occupazionale degli ex Tct (poco meno di 500 unità), i tempi sembrano più lunghi: saranno necessari almeno due anni. Queste cifre non sono ancora ufficiali e potrebbero subire modifiche fino alla stipula della concessione. Yilport percorre l’ultimo miglio verso il porto di Taranto. Ma la strada presenta qualche insidia.
SOUTGHATE EUROPE TERMINAL – Il consorzio ha avviato un contenzioso legale e amministrativo che potrebbe avere conseguenze sulla stessa concessione a Yilport. Il 23 gennaio 2019, il Tar di Lecce, esaminerà la richiesta di sospensiva avanzata da Southgate Europe Terminal che ha chiesto l’utilizzo per trent’anni di una porzione del molo polisettoriale. La società fa capo a Guglielmo Guacci, rampollo di Giuseppe Guacci, già presidente del Porto di Taranto. Il presidente dell’Autorità portuale Prete, non sembra dare peso alla cosa. A suo avviso la procedura non dovrebbe subire battute d’arresto.
INTIMIDAZIONE AL SINDACALISTA – Nella notte tra il 10 e l’11 dicembre scorsi, qualcuno ha tentato di dare fuoco all’auto di Carmelo Sasso, segretario generale della UilTrasporti. Una chiara intimidazione, probabilmente legata all’attività del sindacalista, sempre in prima linea sui temi del rilancio del porto e della difesa dell’occupazione. Al sindacalista sono giunti numerosissimi attestati di solidarietà, compreso quello dell’Amministrazione comunale di Taranto guidata da Rinaldo Melucci che professionalmente proviene proprio dal mondo portuale. Un caso inquietante, da non sottovalutare e su cui fare piena luce al più presto.