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Porto di Taranto, Prete: a fine giugno pronti 600 metri del Polisettoriale
È attesa entro maggio la convocazione della Presidenza del consiglio per la vertenza Tct. C’è grande preoccupazione tra i lavoratori della Taranto container terminal che stanno ricevendo le lettere di licenziamento. Il periodo di cassa integrazione scadrà il prossimo 11 settembre, ma nonostante le reiterate richieste dei sindacati, l’azienda non ha concesso alcuna proroga ed ha avviato la procedura di mobilità.
Alla soluzione della vertenza sta lavorando anche l’Autorità portuale. Frequenti sono i contatti con la capitale del commissario Sergio Prete. “Non c’è alcuna convocazione a Roma – dice – ma l’attendiamo a breve. Credo che le soluzioni si possono trovare. Con il sindacato e con il Governo valuteremo gli strumenti più idonei per la tutela dei lavoratori. Bisogna, però, avere la consapevolezza che il processo di ricollocazione avverrà necessariamente per fasi”.
L’assorbimento di personale dal bacino Tct è uno dei criteri premianti della procedura pubblica avviata dall’Autorità portuale per l’assegnazione delle concessioni sul molo Polisettoriale. “L’iter si concluderà a fine giugno – spiega Prete – e solo allora avremo chiaro il quadro in riferimento ai piani industriali ed ai livelli occupazionali. Finora sono arrivate due offerte ed una terza che però è legata alla disponibilità di aree residue. La prima è di un consorzio di imprese e operatori marittimi cui aderiscono Saga Italia Spa (che fa capo al Gruppo francese Bollorè), Ionian Shipping Consortium, Taranto Iniziative Produttive Srl, Tecnomec Engineering Srl. La seconda è di Italcave Spa (Gruppo Caramia). “A chiusura della procedura – aggiunge Prete – sapremo se ci saranno aree della banchina ancora disponibili. A quel punto, potremo aprire ad altre manifestazioni di interesse formali ed informali che già ci sono”.

Sicuramente non ci sarà un concessionario unico come è stato con Tct. D’altronde lo stesso bando è stato impostato in questo modo e fa riferimento ai traffici di container, merci varie e RoRo. Strettamente legato alla ripresa dell’attività sul molo Polisettoriale è il completamento dei lavori di consolidamento e adeguamento della banchina. “Entro fine giugno consegneremo i primi 600 metri – dice Prete – a fine anno contiamo di completare tutti i 2050 metri di estensione del molo”.
Per quanto riguarda, invece, i dragaggi per portare i fondali a 16,5 metri di profondità, lo scorso 11 maggio la Astaldi, ditta aggiudicataria dell’appalto, ha presentato il nuovo progetto esecutivo con una variante più contenuta rispetto alla precedente che aveva innescato lo stop dei lavori. “Il progetto è stato inviato – continua il commissario del porto di Taranto – al Provveditorato per le Opere Marittime e all’Autorità nazionale anti corruzione. Dal momento in cui questi enti rilasceranno il loro via libera, i lavori partiranno in due o tre mesi al massimo e, in ogni caso non interferiranno con l’operatività della banchina”.

Già oggi, infatti, ci sono trecento metri del Polisettorale non interessati da alcun tipo di lavori che possono essere utilizzati dagli operatori portuali. “Contrariamente a quanto si dice con una certa superficialità – prosegue Prete – il porto di Taranto non è chiuso. Anzi. Nel primo trimestre del 2016 abbiamo avuto un incremento dei traffici del 10,6% rispetto al 2015. Si tratta di un risultato incoraggiante ottenuto in presenza delle note criticità legate alla Tct e alla vicenda Ilva. Il nostro porto è polifunzionale, movomenta rinfuse liquide, solide e merci varie. In questo periodo, ad esempio, stiamo caricando e scaricando molte pale eoliche“.
Sullo sfondo incombono le novità derivanti dalla riforma del sistema portuale italiano in virtù della quale Taranto, con Bari, sarà sede di una delle due Autorità di sistema della Puglia. “La bozza è stata approvata dal Consiglio di Stato – spiega Prete – e ora sarà inviata alle Commissioni parlamentari che rilasceranno un parere non vincolante. Da luglio in poi attendiamo il decreto“.