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Nuovo governo, bene il dress code… ma non per tutti

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Il Governo Lega/M5S è una realtà, i suoi ministri hanno prestato giuramento, ma come si sono presentati davanti al Presidente Mattarella? Hanno rispettato il dress code legato alla solennità del momento? Chi era adeguato e chi fuori luogo? Senza se e senza ma, il più giusto (e non solo in questa occasione) è stato il Premier Conte. Sin dalle sue prime uscite pubbliche ho apprezzato lo stile sobrio ed elegante dei suoi outfit classici e dei suoi modi. Sì, perché non dimentichiamo che, se è vero che l’abito non fa il monaco (anche se non sempre è così) è pur vero, al contrario, che la giusta postura o un semplice accavallamento di gambe possono fate tanto, tantissimo.

Non per niente si discute molto della infelice postura, da seduto, del Ministro degli interni Salvini al passaggio del Presidente Mattarella. Una posizione tutt’altro che elegante che è durata poco, ma che non è passata inosservata. Come non sono passati inosservati i suoi calzini a righe nero/azzurre (inguardabili) e il suo bracciale verde in linea con la cravatta leghista, che – diciamolo chiaramente – ha stancato e annoiato.

Ho apprezzato molto di più il colore della cravatta di Savona e, in modo particolare, il colore rosso scelto dal Ministro Bonisoli. Il blu in tutte le sue possibili sfumature ha dominato sia tra i signori uomini (c’è chi ha deciso di indossare il panciotto e chi no) che tra le donne. Impossibile non notare, in una tale omologazione, il bianco della giacca e del sotto giacca di Barbara Lezzi, Ministro per il Sud, su un pantalone a palazzo nero.

Come sia impossibile non soffermarsi sul tailleur dell’avvocato Bongiorno che, fortunatamente, ha abbandonato le famose Hogan, ma che forse avrebbe potuto optare per una linea diversa, più adatto alla sua personalità. Nulla da dire per il neo Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, che optando per un classico abito a giacca nero con perle al collo, si è rifugiata nel classico dei classici. Ma va bene così. Non dimentichiamoci che osare, nello stile, non è affatto semplice come si pensa e che le circostanze, a volte, non sono affatto favorevoli.