Salute
Non voglio nuotare in un mare di plastica
La plastica nei nostri mari è un pericolo reale. Durante l’estate appena cominciata toccherà a tutti, purtroppo, incrociare bottigliette, buste, pezzi di piatti e bicchieri, retine di plastica, recipienti di altro tipo. Nei giorni scorsi Legambiente Taranto ha riempito decine di bustoni di rifiuti di plastica depositati su una spiaggetta in prossimità della pineta Cimino, sul Mar Piccolo.
Oggi, mi sono concesso una giornata di mare in una delle tante bellissime località della nostra litoranea. Mare limpido, come solo a Taranto sa essere. Ad un certo punto, però, la corrente ha portato verso riva alghe e molto altro. Fogli di plastica, buste di cellophane, frammenti di plastica colorata più o meno grandi, tappi. Una chiazza orrenda. Per fortuna (?), poche ore dopo una nuova corrente ha disperso tutto.
Il mare restituisce sempre quello che noi abbandoniamo in acqua. I nostri comportamenti sono il primo e più importante passo per la sua salvaguardia, per la tutela dei posti a noi più cari: la spiaggia che frequentiamo abitualmente, la pineta vicino casa, il bosco fuori porta. Non basta evitare di disperdere plastica e ogni altro tipo di rifiuto nell’ambiente, quello è il minimo sindacale. Possiamo fare di più: limitarne il consumo e adottare comportamenti più responsabili. Tutti.
Le maggiori associazioni ecologiste del mondo da Greenpeace al WWF, fino alla nostra Legambiente, hanno avviato campagne contro la plastica. Un problema che prima ancora degli Oceani, affligge il nostro Mar Mediterraneo, un bacino con un esiguo ricambio di acqua. Greenpeace ha lanciato l’iniziativa “Plastic Radar”, un numero per segnalare su Whtatsapp la presenza di rifiuti di plastica fotografandoli e inviando le immagini al numero +39 342 3711267. In questa storia nessuno può restare a guardare. L’alternativa è nuotare in un mare di plastica.
Nb. Questo è il video di quanto visto stamattina.