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No-Trivelle, il Governo boccia l’election day e brucia 300 milioni

Pubblicato | da Michele Tursi

Il Governo vuole boicottare il referendum abrogativo sulle trivellazioni petrolifere in mare. Questa la sensazione che scaturisce dopo che il Consiglio dei ministri ha fissato per il 17 aprile 2016 la data per lo svolgimento della consultazione popolare. Una scelta che può avere una sola lettura: scoraggiare la partecipazione dei cittadini e quindi far mancare il quorum necessario. La decisione più ovvia sarebbe stata, infatti, quella di unire la consultazione referendaria con la tornata elettorale amministrativa delle prossima primavera. Un unico “election day” per non confondere i cittadini-elettori e per evitare l’ennesimo bagno di sangue in termini di costi per allestire due consultazioni nel giro di poche settimane. Una scelta che va contro ogni logica di buona amministrazione e di di spending review. Ma, evidentemente, le lobbie del petrolio e del gas stanno facendo sentire il loro peso.

il referendum abrogativo sulla proroga delle concessioni per lo sfruttamento di giacimenti sottomarini di idrocarburi entro le dodici miglia dalla costa. Una dichiarazione del presidente del Consiglio regionale della Puglia Mario Loizzo.
“Ancora una volta una scelta contro il buon senso”, dice Mario Loizzo, presidente del Consiglio regionale, una delle regioni interessate dalle richieste di trivellazioni e tra le più attive in chiave referendaria. “Forse si vuole impedire di raggiungere il quorum necessario – aggiunge – ma questo a maggior ragione è un motivo per avviare una grande mobilitazione e illustrare agli italiani il significato dell’iniziativa referendaria dei Consigli regionali, insistendo sull’importanza di recarsi alle urne domenica 17 aprile per esprimersi sul futuro e votare ‘Sì’ all’abrogazione delle norme oggetto del quesito”.

Anche Guglielmo Minervini, capogurppo di Noi a Sinistra alla Regione ritiene che con questa decisione
“il Governo vuole affossare il referendum. Non c’è altra spiegazione rispetto alla decisione di fissare il giorno della consultazione al 17 aprile. Non si preoccupi il Presidente del Consiglio: i cittadini sono molto meno stupidi di quanto lui pensi. Con l’election day si sarebbero risparmiati 300 milioni di euro. Era la scelta più logica e più saggia. Ma è evidente che Renzi ha paura. Vuole tenere bassa l’informazione tra i cittadini. Teme tutto quello che è successo in questi mesi sui territori, con la grande mobilitazione che ha portato alla raccolta delle firme e alle tante proteste che hanno riguardato tutte le regioni interessate dalle trivellazioni. Adesso – insiste Minervini – bisogna adoperare al meglio queste settimane. L’opinione pubblica ha già dimostrato una grande prova di maturità su questo tema. Ci vuole la massima mobilitazione. È un referendum sul modello di sviluppo che vogliamo. Da una parte il governo ne propone uno che ripropone il saccheggio dell’ambiente, secondo la peggiore tradizione del nostro passato, dall’altra il territorio che vuole immaginare un altro futuro per il Sud, per i nostri mari, per la bellezza delle nostre risorse ambientali”.