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Mercato Tamburi: Siamo rovinati, aiutateci

Pubblicato | da Redazione

Incassi calati dell’80%, una micro-economia con un indotto di circa 600 persone del tutto distrutta. A distanza di quattro anni dalla voragine apertasi nel mezzo del mercato settimanale al rione Tamburi di Taranto, gli operatori del settore lanciano l’allarme, dichiarano lo stato di agitazione e chiedono l’intervento del prefetto di Taranto.

Il mercato del sabato era diventato un appuntamento fisso: due bus turistici ogni 15 giorni, era una delle mete sold out per un organizzatore di viaggi brevi e gite della Calabria. “La voragine, spalancatasi sul piazzale del Mercato Archimede (realizzato nel 2002), assieme al furgoncino, si è portata giù il lavoro ed i sacrifici di tanti commercianti ambulanti che ogni sabato mattina davano vita ad uno dei mercati di merci varie più interessanti e ricchi di merci della provincia di Taranto – scrivono gli esercenti – un mercato apprezzato e frequentato da una clientela proveniente da tutta la provincia ed in particolare dal versante occidentale e dalla vicina Basilicata, che aveva surclassato la concorrenza”.

“Ora i nostri incassi sono più che dimezzati: settanta, anche ottanta per cento in meno e molti di noi ormai sono fuori” commentano gli operatori nel corso di una riunione svoltasi nella sede di Confcommercio. “Era un mercato modello quello di via Archimede – proseguono – facilmente raggiungibile, con spazi ampi, servizi, parcheggi ed un buon livello di sicurezza. Un’area pensata e realizzata secondo regole e criteri che fanno la differenza. Il sottosuolo però era attraversato dalle condotte del’Ilva e dopo l’apertura della voragine, nel 2012, il mercato fu recintato e i 290 operatori dovettero trasferirsi sui bordi esterni del piazzale adattandosi a una sistemazione provvisoria”.

Questo fu il primo colpo, poi vennero i lavori di bonifica, era maggio del 2015. “I lavori – spiega Confcommercio – dovevano durare cinque mesi, nel frattempo gli operatori dovevano traslocare al mercato Orsini, nei pressi della zona più comunemente conosciuta delle case parcheggio, adattandosi ad una convivenza forzata con i 250 addetti del mercato alimentare giornaliero. Sono passati nove mesi, le bonifiche sono ferme, non si sa quando e come riprenderanno. Gli operatori del mercato del sabato, quelli che non sono andati via, si arrangiano come possono, in una convivenza, a volte difficile e tutt’altro che serena, che mette assieme bancarelle di alimentari e di generi vari e che toglie qualità ad un mercato che era un fiore all’occhiello del commercio provinciale. Così si ammazza un pezzo di economia, forse un piccolo pezzo, ma che comunque dava lavoro ad almeno 600 persone”.