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Melucci: “Mittal? A queste condizioni siamo interessati solo alla chiusura”

Pubblicato | da Redazione

Non vediamo più prospettive per il modello Ilva di ArcelorMittal, a queste condizioni siamo interessati solo alla chiusura. Diversi Governi e quasi tre anni di lavoro intenso, senza pregiudizi, di tutti noi, non hanno prodotto progressi degni di nota. Presidente, ci difenda lei, interrompa subito ogni dialogo con questi signori, non c’è più niente da fare. Noi agiremo già da oggi di conseguenza“. E’ questo uno dei passi nevralgici della lettera aperta che il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha inviato nel pomeriggio al premier Conte, rivolgendosi a lui sul caso Mittal e manifestando amarezza, sconforto e consapevolezza di una situazione che anche a Palazzo di Città sembra apparire ormai irrimediabile (Noi agiremo già da oggi di conseguenza…).

Una lettera che ha immediatamente scatenato la reazione del mondo associativo, quell’universo ambientalista a volte frazionato –  che intanto si prepara nella quasi totalità alla fiaccolata di mercoledì prossimo per le vittime dell’inquinamento – ma che su un punto trova sempre una convinta convergenza: la chiusura dello stabilimento siderurgico tarantino.. anche  attraverso una ordinanza sindacale. Una richiesta che mentre scriviamo (dopo quanto messo nero su bianco dal sindaco di Taranto)  sta rimbalzando in tutte le sue possibili forme sulle bacheche Fb sensibili al tema. Ma non è l’unica delle istanze in campo. Ad esempio, l’associazione Niobe propone che della vicenda si occupi anche il Consiglio comunale,  in seduta monotematica.

Intanto, nel testo giunto a tutte le redazioni, il sindaco di Taranto parla di  “città stremata… stop ai tentativi con ArcelorMittal, cambino radicalmente le condizioni oppure si lavori tutti insieme per chiudere l’Ilva.” 

“Ogni giorno attendiamo col fiato sospeso risorse per le bonifiche e il rilancio economico, misure straordinarie per la salvaguardia dei posti di lavoro, sforzi coraggiosi perché nuove tecnologie non consentano che si perseveri in una produzione di acciaio incompatibile con la vita umana. Ad ogni telegiornale sgraniamo gli occhi per scovare tra i titoli novità non di facciata sul Cis Taranto e sul DL Taranto. Ma niente, tutto quello che ci arriva sono solo e sempre notizie di abbuoni finanziari e contrattuali al privato e di carte bollate per prolungare l’agonia” scrive Melucci.  “Nessuno slancio sincero per Taranto, ormai non c’è più nemmeno un briciolo di pudore e capita che ArcelorMittal, quello che definivano il “più grande” di tutti, quello “più sostenibile” e “giusto”, metta gli uffici legali a ferro e fuoco per ostacolare la richiesta di riesame dell’Aia avanzata dalle Istituzioni della Repubblica Italiana. Altri motivi aggiunti ieri sera, i peggiori di tutti stavolta, perché sembra evidente che non vogliano concedere, nel dibattito, alcun margine ai dati sulla valutazione del danno sanitario. E ciò nelle ore in cui tendono l’altra mano al Governo per un nuovo piano. Ci chiediamo quale sia il vero volto di ArcelorMittal – si chiede il sindaco di Taranto –  Dice bene il Ministro Patuanelli, la gara del 2017 andava aggiudicata valutando soprattutto i criteri ambientali. Con questi presupposti come possiamo aspettarci che daranno mai aperture su di un accordo di programma che preveda la chiusura delle aree a caldo dello stabilimento, come a Genova già venti anni fa, non di più o di meno di Genova, esattamente come a Genova”. Melucci si rivolge direttamente a Conte. “Prendiamo tutti consapevolezza che l’Italia può avere l’acciaio in altre maniere, accettiamo una volta per tutte il fatto che non sarà ArcelorMittal a salvare e riconvertire l’Ilva di Taranto, ce lo stanno dicendo a chiare lettere, stiamo facendo fatica inutile su tutti i tavoli negoziali ed istituzionali….. Già la vedo in tv la ridda di esperti industrialisti che si riaccende e si scandalizza. Ma Taranto è stanca. Non vediamo più prospettive per il modello Ilva di ArcelorMittal, a queste condizioni siamo interessati solo alla chiusura. Governi e quasi tre anni di lavoro intenso, senza pregiudizi, di tutti noi, non hanno prodotto progressi degni di nota. Presidente, ci difenda lei, interrompa subito ogni dialogo con questi signori, non c’è più niente da fare. Noi agiremo già da oggi di conseguenza. Sia il nostro avvocato. L’Italia saprà riorganizzarsi come sempre e saprà prendersi cura in maniera intelligente dei lavoratori” chiude Melucci.

Il sindaco
Rinaldo Melucci