Cooltura, Musica
Medimex: incontro con Baron Wolman, l’uomo che fotografò Woodstock
Ernesto Assante rompe il ghiaccio con una “stupid question”. Ma, in fondo, è la prima cosa che tutti quelli che a Woodstock non ci sono stati vorrebbero sapere: “Come è potuta accadere una cosa così memorabile, come quella tre giorni del ’69?” A rispondere, sprofondato nella poltroncina, c’è un uomo anziano, vestito di nero. In testa ha una coppola scura, i suoi occhi si muovono veloci, pronti a cogliere ogni particolare di ciò che lo circonda. E’ Baron Wolman, nel 1969 era il fotografo di Rolling Stones, la “bibbia del rock”. Arrivò nella sperduta cittadina di campagna dello stato di New York e con la sua Nikon, ha raccontato uno degli eventi musicali e di costume più importanti del XX secolo.
“Per certi versi è stato un caso – risponde Baron – nato dal sogno di un ragazzo che voleva mettere tutta insieme la gente che in quel momento credeva nella pace. Un raduno di persone, di famiglie, di giovani provenienti da ogni parte del mondo. Il miracolo di Woodstock è questo”. Gli scatti di Baron Wolman e di Donald Silverstein compongono la mostra “Woodstock & Hendrix: the revolution”, allestita nell’ambito di Medimex 2019. Al vernissage dell’esposizione che celebra i 50 anni del festival rock, è intervenuto Baron Wolman, intervistato da Ernesto Assante.
62 scatti, molti dei quali inediti per l’Italia. La mostra sarà aperta al pubblico a ingresso gratuito dal 6 al 28 giugno e sarà dislocata tra l’ex chiesetta dell’Università, in via Duomo, nella città vecchia, dove saranno esposte le foto di Wolman su Woodstock e una parte degli scatti di Silverstein su Hendrix, e il museo MArTa, dove si potranno ammirare altre foto di Silverstein riguardanti il grande chitarrista americano.
Mezzo milioni di persone partecipò alla tre giorni di musica e tanto altro. Sul palco, senza interruzioni, si alternarono i più grandi nomi della scena musicale dell’epoca: Jimi Hendrix, gli Who, Joan Baez, Janis Joplin, Carlos Santana, Grateful Dead, Joe Cocker, Crosby, Stills, Nash & Neil Young e molti altri. Wolman non si limitò ad immortalare gli artisti sul palco o dietro le quinte. Con il suo obbiettivo documentò uno dei momenti più rappresentativi della stagione dell’amore, restituendo in maniera ancora vivida e per nulla documentaristica l’atmosfera del festival: le strade sterrate invase dalle persone che risalivano le colline per assistere al concerto, le macchine abbandonate lungo la strada ed usate come giacigli, baracche e tende improvvisate circondate dalle mucche provenienti dai vicini pascoli e le migliaia di corpi aggrovigliati gli uni sugli altri.
Accanto alla foto di Wolman anche quelle di Donald Silverstein, il grande fotografo americano che nel 1967 ritrasse all’apice della sua carriera l’artista simbolo della musica psichedelica, due anni dopo protagonista della memorabile performance sul palco di Woodstock. Le foto in studio, alcune delle quali scattate insieme ai suoi compagni di band Mitch Mitchell e Noel Redding, mostrano un Hendrix già consapevole del suo ruolo fondamentale nella storia della cultura pop. Il chitarrista e cantante americano stava, infatti, rivoluzionando la musica popolare nella Swinging London dove, una mattina di settembre del 1970, venne trovato senza vita. (Credits: le foto a corredo di questo articolo sono di Aurelio Castellaneta)