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Ma Taranto è gia commissariata. E il commissario Italia è tuttora in carica

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Eh no, Taranto non è una città da commissariare. Secondo noi, e non solo noi, Taranto è già commissariata da più di un secolo: esattamente dal 1887. Il commissario Italia, del resto, è tuttora in carica.

Insomma, dopo aver letto l’intervista rilasciata dal collega tarantino Angelo Mellone, dirigente Rai,  su TarantoBuonaSera e  riguardante Ilva, Taranto, ambiente, politica e informazione,  riteniamo di doverla commentare con identico e, solito, stile diretto e schietto. E auspichiamo che il dibattito possa risultare esaustivo: 

Caro Angelo Mellone, un commissario c’è dalla fine dell’Ottocento. Taranto ad un certo punto s’e fatta le analisi… ma il commissario Italia non lascia il suo incarico. Taranto è una città commissariata da quando si pensò fosse il luogo ideale da asservire. Da Cataldo Nitti in poi… è una città volutamente acefala, viziata e impigrita per esserlo nei secoli dei secoli.

Il suo stato di bisogno perpetuo l’ha abituata a camminare con il cappello in mano e ad accontentarsi di ciò che non ha.
La difficoltà strutturale nel darsi una precisa identità (l’immigrazione operaia – oltre che militare – del Novecento è stata proprozionalmente pari a quella di Milano e Torino) ha inoltre impedito, almeno sino alla metà degli Anni Novanta, una reale presa di coscienza sull proprio stato di salute economico, sociale e, non ultimo, sanitario.

A padri certi del loro poco e sicuro, insomma, sono seguiti figli impauriti del tutto. Taranto, negli ultimi venti anni, ha così cambiato lo sguardo che il suo specchio storicamente le ha reso. Una visione improvvisa che non poteva che lasciare tutti sgomenti.

La generazione nostra, quella che al casello ogni volta barcolla, che dopo aver fatto contenta le valigie al primo autogrill coltiva la retorica del povera terra mia’, che tentenna, che si lascia tutto alle spalle e ci prova (chi torna, riparte, scappa, ‘stupidamente’ o decisamente resta o non se ne vuole proprio andare…) insomma la nostra generazione ha incubato la morte come fosse, paradossalmente, un malanno più cronico che altrove.
E bene hanno fatto quelli che verso l’altrove hanno puntato. Forse.

Che assurdità, vero? Ma è la realtà. E non la sopporta più, la nostra generazione, questa ineluttabile visione del presente marchiato a fuoco nella ionitudine (parole tue di qualche anno fa nella prefazione di un modesto scritto mio). Quel panorama che ha segnato tutti i nostri orizzonti non piace più, caro Angelo.

Da bambino ero orgoglioso delle ciminiere ma non sapevo mi stessero insidiando. Soprattutto, non immaginavo stessero soffocando, ad ogni primo vagito, le velleità estranee alla cultura ferrea imposta dallo Stato. Il commissario Italia agiva rigoroso e puntuale, dunque. E agisce ancora, immortale e presente a se stesso ad ogni alzabandiera.

In calce ai famigerati decreti salva Ilva degli ultimi quattro Governi, del resto, potrebbe esserci teoricamente la firma di Nitti, Mussolini, De Gasperi, Nenni, Togliatti, Fanfani, Moro, Cossiga, Craxi, Forlani, Spadolini, Ciampi, Andreotti, Prodi, Berlusconi….
Chiunque abbia dato un volto politico al commissario Italia, dall’istmo di Taranto in poi, da quando i Due Mari ebbero un ponte girevole, avrebbe forse  potuto firmare i recenti 12 decreti divenuti legge dal 26 luglio 2012 all’altro ieri. Muovono sulla stessa direttrice logica e politica: Taranto serve.

Gli anni Settanta, poi, bel regalo ci fecero i postsessantottini… pugno al cielo e mano in tasca.

Ero orgoglioso dell’Italsider. Ma ero un bambino. Quel gigante, mentre percorrevo l’Appia tornando spesso da Laterza, alla domenica sera, rigorosamente prima della Domenica Sportiva, mi dava sicurezza. E mica lo sapevo, allora, con la cartella in mano e le figurine al posto dei soldi, che a Taranto anche il tempo libero aveva tre turni.

Per me, e quelli come me, tutto era normale. E tutto veniva aperto e chiuso da una sirena, un’alzabandiera, una fanfara ed una colata continua. Abbiamo fatto i compiti con i buoni Italsider, abbiamo mangiato il cioccolato dell’Arsenale (per non parlare delle coperte.. e delle piccole stoviglie…) alla Befana i giocattoli erano quelli dell’Iri. Giocavamo a tennis al circolo Italsider.
Taranto è stata la città più sovietica del mondo occidentale. Ci mancava solo che si andasse a scuola o al cinema in tuta blu.

Qua tutto è stato battuto dal tempo dello Stato. Un tempo piccolo, lento ma costante. Come potevamo darcela una testa sociale? Appena una coda, quello ci ha concesso il commissario Italia, per produrre colpi di coda. Là ci siamo potuti specializzare.

Naturalmente con la proprietà privata quel piccolo muro è crollato. Il commissario aveva ceduto un po’ di sovranità. E allora ci siamo fatti le analisi, caro Angelo.
Sì, Taranto s’e fatta le analisi e le ha portate al suo nuovo padrone.

Siamo la città ideale della gioia e dei dolori del Sud con l’aggiunta di una spruzzata di veleno, condita da una crisi generale annaffiata dalle lacrime d’annata e di coccodrillo. Ne è conseguita una reazione umana contro tutto quello a cui eravamo stati educati, insomma: contro quel comodo e sbrigativo  perlomeno il lavoro c’è.

Taranto in questo è cambiata. Male? Può essere, però è cambiata. Ha mutato aspetto e linguaggio. Non piace? Legittimo. Forse anche giusto, per certi versi.
Ma era da un secolo che a Taranto i tarantini non prendevano la parola. Siamo all’inizio di una stagione nuova. Che stento anche io a declinare per bene. Perché ci sto dentro, mi perdo nel  mezzo e ogni giorno la vivo, la patisco, la racconto. Ci provo, ci proviamo.
E come tutti gli inizi di una messa in scena  dell’uomo, i rumori di fondo sono ancora tanti. Lo so. Lo sappiamo
Ma è il nostro processo storico e irreversibile. Meglio farsene una ragione. E anche presto, altrimenti alla borghesia povera di idee e ricca di liquidità accumulata al dettaglio di un commercio di rimando e di un’industria a basso costo (guadagni ormai spesi …) seguirà una borghesia pure morta di fame.
Un abbraccio, Angelo. E continuiamo a parlarne. Anche il tuo punto di vista è necessario per capire che, forse, siamo sulla strada giusta.
Se non fosse così, 12 decreti destinati a Taranto… il commissario Italia non li avrebbe nemmeno dovuti immaginare.