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L’Ilva perde “appena” 12 milioni al mese
Otto febbraio 2017. Parte da qui la nuova timeline per la vendita dell’Ilva. Entro questa data le due cordate in gara per l’acquisto dovranno presentare le loro offerte. Ma il termine non è vincolante, ci possono essere proroghe. Le scadenze sono contenute nelle lettere inviate ai due concorrenti: Am Investco Italy (ArcelorMittal, Marcegalia Carbon Steel) e Acciaitalia (Cassa depositi e prestiti, Acciaieria Arvedi) insieme ai pareri sui piani ambientali.
Una volta presentate le offerte, ha spiegato il commissario dell’Ilva Enrico Laghi durante l’audizione in Commissione Bilancio della Camera, parte la fase di aggiudicazione che durerà trenta giorni, durante la quale sono possibili rilanci. Il trasferimento degli asset Ilva dovrebbe avvenire non prima di settembre/ottobre 2017.
Stando a quanto dichiarato da Laghi, l’Ilva ha chiuso il 2016 con un aumento del 23% della produzione ed una riduzione delle perdite. Il margine operativo è ancora negativo, ma è passato da -546 milioni del 2015 a -220 del 2016. Nonostante tutto, quindi, l’Ilva continua a perdere più di 12 milioni di euro al mese! Sul versante ambientale Laghi ha assicurato la copertura finanziaria per gli interventi previsti dall’Aia. “Finora – ha detto – abbiamo realizzato interventi per 320 milioni e fatto ordinativi per 800 milioni”.
Ma intanto in fabbrica le tensioni non si placano. “Vogliamo conoscere qual è la strategia dell’Ilva per rilanciare la fabbrica”. Chiedono i rappresentanti sindacali della Fim Cisl di Taranto che hanno inviato ai commissari dell’Ilva una richiesta di chiarimenti su “ordini al reparto Produzione lamiere (Pla)”.
In particolare la Fim Cisl denuncia come “nonostante fosse stato più volte segnalato, “rumors” di reparto ci comunicano che il continuo slittamento della ripresa del reparto Pla 2 sia dovuto ad una precisa volontà di non prendere nuovi ordini e di sospendere quelli in essere”.
Secondo la Fim un pezzo dello stesso reparto (Sidercomit) è costretto a fermarsi per mancanza di vernice, perché troppo costosa. “A seguito della denuncia dei giorni scorsi, relativa ai continui sprechi che padroneggiano in fabbrica durante questa gestione – spiegano dalla Fim Cisl – ci sembra paradossale parlare di costi di materiale da lavoro e, ancor peggio, di sospensione di ordini. Dallo stesso reparto avevamo avuto notizie più confortanti: avrebbero rimesso in marcia gli impianti, grazie alle commesse acquisite per il 2017. La preoccupazione cresce, poiché proprio la ripartenza del Pla avrebbe permesso di alimentare i Tubifici, fermi da molti mesi”.