Piani Alti
Legge elettorale, il gioco dove non vince nessuno
ll legge elettorale licenziata ieri dalla Camera favorisce chi si coalizza e chi ha radicamento territoriale utile per accordi improbabili e, peggio ancora, liste civetta.
Nel maggioritario, una coalizione trarrà vantaggio se nei collegi sarà in grado di spingere unitariamente sul singolo candidato. Parte sfavorito, dunque, chi non accetterà alleanze con alcuno e chi, nei territori, non presenta candidati sufficientemente esperti nello scontro elettorale diretto. Il candidato sarà più importante, sulla carta, del simbolo che rappresenta.
Insomma, la legge sembra cucita addosso da un lato al centrosinistra (per esperienza elettorale diretta) e dall’altro al centrodestra (quando compatto è forte). Una singola forza, come ad esempio il Cinque Stelle, per vincere autonomamente dovrebbe stravincere sia al proprozionale sia al maggioritario, con percentuali improbabili stando ai sondaggi che danno i grillini primo partito italiano… ma sulla linea del 25-26%.
Le stesse coalizioni difficilmente riusciranno a garantirsi maggioranze tali da poter governare senza l’ausilio di accordi parlamentari successivi al voto: il 40% sul proporzionale e 65-70% dei collegi uninominale, questi sono i livelli per guadagnarsi il monocolore. Numeri impossibili, oggi.
Insomma, dopo il voto servirà un accordo di larga maggioranza parlamentare. Se dovesse essere approvato anche dal Senato, il cosiddetto Rosatellum (nome che prende spunto da Rosati, il promotore Pd) introdurrà un sistema elettorale misto tra proporzionale e maggioritario, ribaltando la logica del Mattarellum (Mattarella docet, 1994) che prevedeva una supremazia della quota maggioritaria.
CAMERA Per Montecitorio ci saranno 232 collegi uninominali con il METODO MAGGIORITARIO: ogni partito o coalizione presenterà un solo candidato per collegio. Verrà eletto il candidato che prenderà nel collegio almeno un voto in più degli altri.
Gli altri 386 seggi della Camera saranno assegnati con METODO PROPORZIONALE: ogni partito, o coalizione, presenterà una lista di candidati. Si conteranno i voti ricevuti da ogni lista. Ogni partito (o coalizione) eleggerà un numero di parlamentari proporzionale ai voti ottenuti. Altri 12 seggi saranno assegnati nelle circoscrizioni estere.
SENATO Per Palazzo Madama i collegi uninominali saranno 102, mentre saranno 207 i collegi del proporzionale; 6, infine, i seggi da assegnare all’estero.
Non sarà possibile il voto disgiunto: si potrà esprimere un solo voto che andrà al candidato del proprio collegio (per la quota maggioritaria) e alla lista che lo appoggia (per la quota proporzionale).
CHI POTRA’ ENTRARE IN PARLAMENTO?
Per eleggere dei parlamentari i partiti dovranno ottenere almeno il 3 per cento dei voti su base nazionale. La coalizione dovrà raggiungere almeno il 10 per cento dei voti su base nazionale. Sono consentite le pluricandidature, cioè sarà possibile presentarsi in diversi collegi, ma solo nella quota proporzionale: ogni candidato potrà presentarsi in cinque collegi proporzionali differenti. Ci si può candidare in un unico collegio uninominale, ma si può essere contemporaneamente candidati in cinque collegi proporzionali.