Copertina, Salute
Legge di Bilancio blindata, Taranto dice addio ai 50 milioni per la sanità
Tra poche ore la legge di Bilancio sarà approvata dal Senato. Blindatissima e con voto di “fiducia tecnica”. Nessuna modifica, nessun correttivo rispetto al testo licenziato da Montecitorio. Sono i tempi serrati imposti dalla crisi politica esplosa con la bocciatura della riforma costituzionale e le dimissioni del presidente del consiglio.
Tanti saluti, quindi, alla possibilità che nel testo possano trovare posto i 50 milioni per la sanità a Taranto. Tempo scaduto. La priorità ora sono altre: rassicurare i mercati, tranquillizzare Merkel e Juncker, mettere in sicurezza il Paese e poi aprire la crisi. Se i deputati e il Governo avessero mantenuto le promesse fatte ai tarantini, se avessero effettuato le aperture di credito annunciate, se fossero scattate le deroghe alle rigidità di bilancio. Se insomma, avessero inserito nel testo l’emendamento su cui tutti (a parole) erano d’accordo, racconteremmo un’altra storia.
Ma sappiamo come è andata e, adesso, Taranto pagherà, come sempre. Pagheranno i malati, pagheranno i loro famigliari, pagherà una città avvelenata da un industria che lo Stato considera strategica e che ostinatamente ha deciso di tenere in vita a colpi di decreti approvati con tempi record e senza mai un intoppo. Troppo facile dare la colpa la crisi. Non è così che si riconquista la fiducia dell’elettorato.
Mentre il Senato licenzierà la legge di Bilancio, il ministro della Salute presenterà i risultati di uno studio epidemiologico sulla situazione sanitaria a Taranto, come se ci fosse ancora bisogno di certificare un malessere evidente e provato scientificamente dai periti di “Ambiente svenduto”.
Un processo dal quale si avviano ad uscire con il patteggiamento le tre società imputate: Ilva in amministrazione straordinaria, Riva Fire e Riva Forni. Una possibilità che rende più difficile la strada dei risarcimenti delle oltre mille parti civili costituite nel procedimento con richieste per circa 30 miliardi di euro. Con il patteggiamento decade la possibilità che il giudice penale stabilisca risarcimenti per le parti civili. La partita si sposta sul versante civile con un inevitabile allungamento dei tempi.