Pubblicato alle ore 22:30

Landini, lo Stato non può abbandonare l’acciaio

Landini, lo Stato non può abbandonare l’acciaio

Per rilanciare l’Ilva occorrono 3 o 4 miliardi, difficile che senza un intervento pubblico si possa trovare una soluzione. Lo ha detto il segretario generale della Fiom Cgil Maurizio Landini in un’intervista al Fatto Quotidiano.  “Per rimanere un Paese avanzato – continua il sindacalista – abbiamo bisogno di una siderurgia di qualità, per questo sarà decisivo anche il piano industriale per Taranto, oltre a chi controlla la fabbrica”. Landini non nasconde le sue preoccupazione per l’esito che potrà avere il bando di vendita e fitto emanato nei giorni scorsi dal Governo, soprattutto in ordine al mantenimento degli attuali livelli occupazionali. “In tre anni si sono perse quote di mercato. E le conseguenze mi preoccupano. Nel bando governativo di vendita non si fa riferimento alla salvaguardia degli attuali posti di lavoro. Si parla soltanto di mantenere adeguati livelli occupazionali. Non vorrei trovarmi, tra qualche mese, con qualcuno che mi dice che dobbiamo rassegnarci a una riduzione del numero dei lavoratori perchè non c’e’ più alternativa”.


Preoccupazione sul futuro dell’Ilva anche da parte di Fim, Fiom e Ulm di Taranto che ritengono “non più rinviabile un confronto con il Governo in merito agli scenari futuri che si determineranno. Il confronto si ritiene imprescindibile per ribadire la strategicità del settore siderurgico per l’intero Paese per il suo peso industriale ed economico, la garanzia per il pieno ed effettivo risanamento ambientale della fabbrica e la totale salvaguardia degli attuali livelli occupazionali in termini di lavoratori diretti e di indotto, questi ultimi già pesantemente penalizzati. Deve essere estremamente chiaro che qualunque assetto futuro, legato anche ad eventuali innovazioni tecnologiche, non riduca il peso dell’azienda stessa, ridimensionando il lavoro e le attività. Indiscutibilmente cresce di ora in ora la preoccupazione e l’angoscia tra i lavoratori soprattutto per le eventuali ricadute negative in termini di frammentazioni societarie, le quali se praticate, inevitabilmente determinerebbero a nostro avviso pericolosi scenari per quanto riguarda il mantenimento degli attuali livelli occupazionali, l’effettivo risanamento ambientale e il rilancio dell’azienda. Alla luce di quanto enunciato in assenza di un tempestivo coinvolgimento, Fim , Fiom, Uilm daranno inevitabilmente avvio ad una intensa fase di mobilitazione”.




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