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La diossina a Tamburi è dell’Ilva, se anche l’acqua calda DEVE fare notizia…

Pubblicato | da Angelo Di Leo

«Ad oggi – scrive la Valenzano – esiste uno scostamento tra i dati rilevati da Arpa e quelli rilevati da Ilva in autocontrollo (che appaiono ad oggi rilevati in difetto) per le ragioni che si ritiene possano derivare prevalentemente dalla differente gestione del campione».

Mimmo Mazza, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno, ricostruisce tutto sul suo giornale e rende un servizio alla verità. Si chiama giornalismo e a volte, esercitandolo, si è costretti a riprendere fatti che in una società virtuosa sarebbero già acquisiti. E se ne avverte il bisogno, del giornalismo che non molla la presa, soprattutto a Taranto dove anche l’ovvio vacilla e necessita di riscontri oggettivi.

Accade dunque che un giornale, ovvero un cronista, debba scrivere che la diossina di Tamburi sia di provenienza Ilva. Sì, va detto e pure suffragato. Un po’ come dire che l’onda vien dal mare. Perché a Taranto, o attorno ad essa, prima o poi qualcuno dimenandosi potrebbe sovvertire l’ordine delle cose, magari spiegandoci che le onde giungono dalla terraferma, dal passeggio dei bagnanti sul bagnasciuga o dal rimbalzo dei super santos…

Bisogna puntellare l’ovvio affinché qualsiasi forma di negazionismo, politico o scientifico che sia, sempre e comunque in agguato, arretri. Riprendiamo volentieri l’articolo della Gazzetta ritenendo che sia necessario, a Taranto e forse altrove, tutelare finanche l‘acqua calda. 

Guardia alta. E ferma. (l’articolo della Gazzetta)