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Ilva, un altro decreto. Ma quanto è grande la faccia tosta del Governo?

Pubblicato | da Michele Tursi

La faccia tosta del Governo (anzi dei Governi) sulla vicenda Ilva è come un buco nero: non si sa realmente quanto è grande. Dopo aver sistematicamente lavorato per allungare, demolire, annacquare tempi e modi del risanamento ambientale; dopo averlo assoggettato prima alle esigenze dei Riva, poi alle necessità dei commissari, ora Renzi & Co. prendono tempo su un’operazione di vendita sempre più in salita.

Pur di non ammettere la crescente difficoltà di trovare qualcuno cui cedere la patata bollente, il Governo torna sui suoi passi, compie un triplo salto mortale con avvitamento e vara il decimo decreto salva-Ilva. Una vera genialata da… morire dal ridere! L’esecutivo, infatti, diluisce i tempi della vendita perchè afferma di voler “evitare l’aggiudicazione ad un offerente senza prima aver vagliato la qualità dei diversi piani ambientali”. Ci risiamo: giunti quasi al novantesimo, il Governo allunga la partita e si concede un rigore a porta vuota. Fa finta di dare centralità al risanamento ambientale, ma pone le premesse per distruggere definitivamente le prescrizioni dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale).

Il termine per il deposito delle offerte passa dal 23 al 30 giugno. In più il ministro dell’Ambiente nominerà un comitato di esperti che entro 120 giorni (4 mesi, compreso agosto?) dovrà esprimere un parere sulle eventuali modifiche al piano ambientale proposte dai privati. Scusate se nutriamo qualche dubbio sull’oggettività di questo Governo che sul referendum anti-trivelle si è mostrato più sensibile alle ragioni dei petrolieri che al benessere economico-sociale e alla salute dei suoi cittadini.

Evviva, evviva! Il Governo sventola la bandierina del risanamento ambientale per ritardare l’esplosione del bubbone Ilva. Fumo negli occhi che serve non solo per l’italica opinione pubblica, ma anche per le pedanti burocrazie dell’Ue che hanno puntato gli occhi sull’ex impero dei Riva che, mai domiti, sono ritornati alla carica. In una memoria inviata alla Direzione generale sulla Concorrenza dell’Unione europea, gli ex azionisti di maggioranza dell’Ilva hanno negato l’esistenza di attendibilità scientifica e probatoria delle due maxi perizie su cui è incardinato il processo Ambiente svenduto che (guarda caso) continua a inanellare false partenze una dietro l’altra. Tutto bene, quindi e godiamoci pure la prossima, sfavillante epopea dell’uomo di acciaio che nulla piega, forgiato da siviere incandescenti e da bramme rigide… come virile virtù!