Salute
Ilva Taranto, il futuro si decide a Roma… o no?
Tanto tuonò che… si incontrarono. Dopo giorni ad alta tensione tra dichiarazioni al vetriolo, tweet di fuoco, botta e risposta mediatici, oggi il ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda si ritrova faccia a faccia con il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e con il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci. Anteprima della tornata di incontri che proseguirà domattina con la ripresa del confronto con AmInvestco e sindacati, interrotto lo scorso 9 ottobre proprio per volontà dello stesso ministro.
Cosa si diranno i rappresentati di Governo, Regione e Comune di Taranto? Certamente il tandem Emiliano-Melucci riproporrà al ministro la richiesta di essere parte attiva nel negoziato in corso con la nuova proprietà dell’Ilva visto che sul tavolo non ci sono solo le questioni attinenti il piano industriale e i livelli occupazionali, ma anche gli investimenti per il risanamento ambientale e le bonifiche. Il governatore e il primo cittadino, forse, speravano in una sponda più convinta da parte della triplice sindacale che, invece, è stata piuttosto timida. A caldeggiare la richiesta è stato l’Usb, sindacato autonomo, che si rifà alle posizioni della sinistra radicale e che domani sciopererà.
La Cgil e la Cisl metalmeccanici sono anzi entrati in rotta di collisione con Emiliano e Melucci quando hanno annunciato la volontà di impugnare l’Aia Ilva. Una sortita che ha fatto incavolare anche Calenda che ha minacciato ripercussioni sul tavolo del Cis. Taranto si ritrova come al solito tra l’incudine e il martello. E, ancora una volta la città si fa trovare divisa nel suo corpo sociale tra chi, ormai, vorrebbe superare il capitolo Ilva e chi ci crede ancora; e nel suo corpo politico con il Pd letteralmente spaccato in due dalla guerra fratricida tra Fronte democratico e renziani.
C’è poco da cincischiare con calcoli politici e giochetti di potere. Taranto rischia di esplodere. Oggi sono in programma due diverse forme di protesta e partecipazione. La prima dinanzi alla portinerie imprese dello stabilimento siderurgico coinvolge i circa 8mila addetti dell’appalto Ilva che non vogliono restare esclusi dalla trattativa in corso e temono per il proprio futuro lavorativo. Nel pomeriggio assemblea cittadina al rione Tamburi, il quartiere in cui i ragazzi nei giorni di wind day devono rinunciare ad andare a scuola, a giocare all’aperto perchè la fabbrica non si può fermare! Non c’è più tempo da perdere. Taranto, per l’ennesima volta, guarda alla capitale. Il futuro si decide a Roma… o no?