Salute
Ilva, le associazioni a Di Maio: chiusura e riconversione
Chiusura e riconversione, unica soluzione. Recita così lo striscione srotolato dinanzi alla sede del Ministero dello sviluppo economico, durante l’incontro tra il ministro Luigi Di Maio e le associazioni ambientaliste di Taranto. Un mondo variegato e composito, spesso in disaccordo, ma che questo pomeriggio ha raccontato al vicepremier il disagio di lavoratori dell’Ilva e cittadini di Taranto, stanchi dei fumi e delle polveri della più grande acciaieria d’Europa.
“Chiusura e riconversione”, due parole inequivocabili scrive il Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti sulla pagina Facebook, da cui sono tratte anche le video interviste che pubblichiamo in questo articolo, realizzate a Roma. Anche Peacelink ha illustrato al ministro come sia possibile chiudere il centro siderurgico con una semplice mossa: abrogando il dpcm del 29 settembre 2017. In questo modo, sostiene l’associazione fondata da Alessandro Marescotti, scatterebbe l’applicazione del codice ambientale – sanzioni Aia, che prevede la chiusura dell’impianto in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni. Una posizione diversa è quella di Legambiente che opta per prescrizioni severe al fine di abbattere drasticamente l’impatto ambientale dello stabilimento Ilva di Taranto.
Subito dopo le associazioni ambientaliste, Di Maio ha incontrato i rappresentati di Arcelor Mittal. Il Gruppo franco-indiano è il maggiore azionista di Aminvestco, la cordata cui l’ex ministro Carlo Calenda, a giugno dello scorso anno, ha assegnato l’Ilva al termine di un bando di gara a due con la cordata Acciaitalia (Jhindal, Arvedi Cassa depositi e prestiti).
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