Ilva, la proposta di un ex sindacalista

Ilva, la proposta di un ex sindacalista

Fernando Blanda è uomo di sinistra, di quella sinistra metalmeccanica, militante, rigorosa e al tempo stesso dialogante. Figlia di un altro tempo ma non per questo meno prodiga di riflessioni e, come nel testo che segue, di contributi al dibattito.


Andiamo così in deroga ad una nostra abitudine, quella di non ospitare interventi se non a firma di collaboratori già dichiarati in partenza come tali.



Stavolta, e volentieri, ospitiamo la proposta, seria e provocatoria, di un uomo fuori dalla battaglia politica e per questo, evidentemente, la siam proposta si fa piu  interessante e, secondo noi, è tema nuovo di riflessione: la gestione Ilva … il ruolo diverso dei lavoratori, diverso perché magari direttamente coinvolti nelle scelte…:

Fernando Blanda

In questi giorni si sta svolgendo il confronto, difficile, e dagli esiti incerti tra la nuova proprietà dell’ILVA ed i sindacati dei lavoratori, con il coinvolgimento, si spera attivo, del Governo, delle istituzioni locali e delle comunità interessate. I termini del contendere sono noti, e non ne parlerò poichè non avrei nulla da aggiungere in proposito, non avendo tra l’altro alcun titolo e possibilità di agire nella vicenda in questione. Tuttavia, non posso evitare di partecipare, anche se solo da osservatore con trepidazione, ad avvenimenti che richiamano alla mia mente un insieme di esperienze sindacali, politiche e persino esistenziali di cui conservo forte memoria. In tale veste vorrei però non limitarmi solo a commentare lo svolgersi degli avvenimenti, ma avrei la presunzione di proporre qualche idea, qualche spunto di riflessione sul che fare, non sul merito dei punti specifici in discussione, ma su una questione strategica di fondo. Comunque vada, la strada non sarà, come si suol dire, in discesa, anzi, io penso che i problemi, le difficoltà, i probabili conflitti tenderanno, col tempo, a moltiplicarsi, poiché troppi nodi si sono aggrovigliati in questa lunga e travagliatissima vicenda, troppe incognite gravano sul futuro di questa fabbrica in termini di politica industriale, organizzazione della produzione e del lavoro, prioritaria tutela dell’ambiente e della sicurezza, dentro e fuori i cancelli, e tanto altro ancora. A fronte di tutto ciò, il sindacato non può rinunciare ad esercitare il ruolo centrale, anche se non unico, di interlocutore della parte imprenditoriale. Per farlo, e vengo alla mia modesta proposta, gli strumenti classici con i quali le rappresentanze dei lavoratori operano attualmente, potrebbero non essere sufficienti, come si va evidenziando da tempo nel panorma industriale nazionale e non solo. Tale difficoltà, nel caso dell’ILVA, la vedo ancora più forte, senza nulla togliere alle capacità, competenze, serietà e persino passione dei rappresentanti dei lavoratori a tutti i liveli, dai luoghi di lavoro alla dimensione nazionale. E dunque è necessario un salto dimensionale nelle relazioni sindacali, senza rinnegare nulla di quanto accumulato in esperienze ultra decennali, ma avendo il coraggio di innovare in una direzione ben precisa, quella della codeterminazione, di cui pure nel sindacato si è dibattuto, e che è anche stata episodicamente praticata, ma mai a fronte di una reltà produttiva di tali dimensioni e complessità, in Italia almeno, mentre in altre realtà europee si è andati più avanti con adeguati sostegni legislativi e ruolo attivo delle istituzioni. A tale proposito, la stessa carenza di supporti normativi “esterni” potrebbe trasformarsi da ostacolo in opportunità, se si fosse capaci di elaborare una esperienza positiva sul campo. Si potrebbe far da stimolo a proposte legislative in materia che sostengano un maggiore coinvolgimento, con conseguenti poteri e responsabilità, delle rappresentanze dei lavoratori nella carne viva della gestione di impresa, pur nel mantenimento della rigorosa distinzione dei ruoli, avendo come obiettivo la ricerca in tempo reale di intese ed accordi garantiti da regole e affidamenti reciproci. Solo per fare un esempio, si potrebbe costituire, nell’ILVA, un organismo bilaterale di verifica e controllo dal basso di licenziamenti e assunzioni. Più in generale, si potrebbero costituire organismi di cogestione degli aspetti più significativi dell’organizzazione aziendale, senza nulla togliere alle rappresentanze sindacali “tradizionali” In ogni caso, non potendo evidentemente attendere che cambi il quadro normativo, sarebbe indispensabile rivendicare da subito il supporto politico ed il sostegno nei fatti, da parte delle istituzioni nazionali e territoriali a tali esperienze innovative di relazioni industriali. Non penso di stare parlando d’altro, a fronte della drammaticità dei problemi sul tappeto qui ed ora, poichè sono convinto che proprio tale situazione, di una complessità inedita nelle storia delle relazioni industriali, abbia la necessità di essere affrontata da subito con strumenti nuovi, anche rischiando qualcosa. Va da sé che tutto ciò non sarà possibile senza il coinvolgimento pieno di tutte le risorse di cui dispongono la classe lavoratrice e le comunità interessate, in quanto fattore decisivo di successo di quella che è una grande partita da cui dipende quale direzione prenderà o non prenderà lo sviluppo economico, sociale e politico di parti importanti del territorio nazionale, in primo luogo nel Mezzogiorno.


Fernando Blanda


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