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Romandini: “I lavoratori del mare hanno bisogno di sostegno vero”
Il mare, questo sconosciuto. Così fisicamente presente, tanto da circondare la città, eppure distante. Anzi, distanti, assenti, carenti, rispetto al mare sono state le Amministrazioni che in questi anni hanno guidato Palazzo di città. “Il mare fa parte dell’identità storica, culturale, oltre che economica della nostra città, eppure è il grande assente dalle politiche di sviluppo del Comune e della Regione Puglia2 sostiene Luigi Romandini.


“Oggi Taranto ha gravi carenze: manca un porticciolo specificatamente adibito alla pesca e alle attività ittiche; non c’è un punto unico, riconosciuto e controllato per il carico e lo scarico dei prodotti del mare; non ha un piano delle coste; non ha compiuto alcun atto amministrativo per ritornare in possesso dell’isola di San Paolo, non ha fatto nulla per riorganizzare e promuovere la mitilicoltura. Questa è l’amara eredità che ci lasciano l’amministrazione comunale uscente, i partiti che l’hanno sostenuta (a cominciare dal Pd), quelli che hanno finto di essere all’opposizione (su tutti Forza Italia che non ha nemmeno il coraggio di presentarsi alle elezioni amministrative con nome e simbolo). Ed è da qui che dobbiamo ripartire per fare di Taranto non una città sul mare, ma una città di mare”. Lo ha detto il candidato sindaco Luigi Romandini durante il dibattito “Taranto città di mare: progetti, criticità, risorse”, svoltosi nel comitato di via Giovinazzi 5, al quale sono intervenuti l’ammiraglio Fabio Ricciardelli, direttore della Fondazione Michelagnoli; il dott. Mario Imperatrice, biologo e responsabile regionale settore ittico Unicoop.
Secondo l’amm. Ricciardelli, candidato consigliere comunale a sostegno di Romandini, negli anni scorsi non è mancata la progettualità legata al mare “ma la volontà e la forza politica di sostenere queste proposte nelle sedi regionali e nazionali”. Il mare può diventare fonte di reddito, di sviluppo, di occupazione sotto il profilo culturale con la valorizzazione a fini turistici della parte storica dell’Arsenale MM. “Una struttura – ha ricordato l’ammiraglio – sulla quale sono stati riproposti gli stilemi architettonici dell’Arsenale di Venezia”.
“Dobbiamo puntare alla creazione di un polo culturale del mare – ha proseguito Romandini – incentrato sulla valorizzazione e sull’apertura ai civili dell’Arsenale militare, sulla creazione di Nave Museo Vittorio Veneto, riprendendo il progetto della Fondazione Michelagnoli e sul recupero dell’isola di San Paolo. Nei secoli scorsi quest’isola è stata scelta da Napoleone e da Cavour come avamposto di osservazione e di difesa militare. Oggi deve diventare un avamposto della scienza e della cultura con il coinvolgimento dell’Università, delle associazioni, delle parti sociali”.
Il dott. Mario Imperatrice, nella sua qualità di tecnico e profondo conoscitore del mare, ha lanciato un vero e proprio allarme. “Sulle norme che regolano le attività ittiche e di acquacoltura – ha detto – regna una gran confusione, spesso dovuta alla scarsa conoscenza della materia. Il Comune di Taranto avrebbe dovuto mettere in campo una serie di interventi di pianificazione senza alcun onere finanziario a carico dell’Ente, ma che avrebbero consentito agli operatori del settore di programmare una serie di importanti investimenti che avrebbero sviluppato centinaia di nuovi posti di lavoro”.
Secondo il candidato sindaco Romandini “la mitilicoltura, l’ostricoltura, la molluschicoltura devono tornare ad essere il fiore all’occhiello di Taranto. I nostri frutti di mare hanno qualità organolettiche uniche, sono buonissimi e sono controllatissimi. Le filiera della pesca e della mitilicoltura vanno organizzate e promosse. Il settore deve assumere una dimensione moderna, senza perdere la sua connotazione artigianale e senza disperdere il patrimonio di conoscenze che si tramanda di padre in figlio. Sono necessari interventi urgenti come l’istituzione di un marchio di qualità e il sostegno agli operatori che vogliono mettersi in regola. In questo senso qualcosa si può fare subito destinando all’emersione una quota dei recenti rimborsi stanziati dalla Regione Puglia. Non vogliamo più sentire parlare di Taranto come del festival delle occasioni mancate, vogliamo una città vivibile, da dove non si debba fuggire ma, anzi, in cui fare ritorno”.