Elezioni 2017, Piani Alti
Come i capponi…
Quella del Pd di Taranto è una faccenda diversa. Viene da lontano, dai giorni di Florido sindaco (2007), dal quel NO a Stefàno che tre anni dopo diventa un SI rassegnato (nel 2010 in Giunta e la rielezione nel 2012). Passa dai giorni di Taranto (Ilva 2012), dall’arresto del presidente della Provincia (2013), dagli indagati in varie inchieste locali e regionali, dagli scontri interni violenti, dalle porte sbattute… e così via di elezione in elezione, tra vittorie numeriche esaltate e sconfitte politiche sottovalutate.
Mai una seria autoanalisi, mai un banalissimo mea culpa, nemmeno di facciata.
Per arrivare alle amministrative 2016: undici sconfitte in undici paesi. Un anno dopo le regionali, che già a Taranto avevano segnato un calo di voti in termini assoluti (rispetto al 2010).
E comunque anomala è la condizione di Taranto. I maggiorenti Pd, ieri pubblicamente l’uno contro l’altro dopo aver fatto per anni buon viso a cattivo gioco (gioco evidentemente finito..) stanno affilando le armi precongressuali.
Meglio noto come riposizionamento, i parlamentari puntano alla loro conferma, i consiglieri regionali al salto in Parlamento, i non eletti ad essere ripescati ovunque sia possibile farlo, i consiglieri comunali e gli assessori ad occupare un posto in prima fila, gli sconfitti di ieri a conquistare, prima o poi, qualcosa di importante e che duri nel tempo. Magari domani o come partito comanda. Girano tanti biglietti da staccare, in queste ore, nelle segreterie dei partiti. La ricevitoria Pd è tra le più attive!
La città è sullo sfondo, ovviamente. Lontana dalla sala riunioni di Principe Amedeo dov’è normale, altroché, visti i tempi, che dal pc del segretario provinciale (Carrieri) nella sera di un sabato febbrile parta un appello disperato. Un post di Fb che sventola la resa incondizionata e chiede aiuto: cari cittadini, piddini e non, diteci cosa dobbiamo fare, chi vorreste come sindaco, e fateci i nomi. Questo è per un partito che ha speso il nome di un giornalista pensando di fare cosa seria e gradita per alcuni giorni. Salvo trovarsi più confusi e divisi e con tre aspiranti sindaco più convinti di prima.
Capponi di Renzo. Si beccano nella casa che si va rottamando. Si avviano verso una inesorabile e ineluttabile lezione elettorale. Tutti lo sanno: inalberati, traditori, traditi e commossi che ieri hanno dato vita ad una interpretazione autentica (ed era ora!) di cosa sia da tempo il Partito Democratico tarantino: un luogo grande vissuto da pochi, in stanze piccole, e dove in pochissimi hanno sempre politicamente fatto e disfatto, senza per questo mostrarsi maturi di fronte alla sconfitta o misurati dopo la vittoria.
A loro un’attenuante va però riconosciuta: non è facile, da tarantini, dover difendere a casa propria l’indifendibile imposto da Roma (dieci decreti salva Ilva) tanto da pretendere che almeno l’ultimo si occupasse di qualcosa di spendibile almeno nei dibattiti.
Non secondario, il pessimo rapporto con Emiliano. Un dialogo, chiamiamolo così, sempre vissuto in chiave renziana, sempre schierati in difesa di ufficio del segretario nazionale contro il governatore che, pur di non trovarsi tra i piedi un piddino di Taranto, ha escluso la città dalla sua Giunta.
Infine, la scissione prima del tempo.
Sì.. perché a Taranto il Pd la sua scissione l’ha già consumata. E’ in atto da sette anni: pezzo dopo pezzo, una buona parte della base ha abbandonato il partito (tessere -700 in un anno su 4000, alcuni circoli di fatto spenti). E chi non se n’è andato a volte è strato costretto a farlo, salvo poi vincere le elezioni (Statte).
Rappresentanti storici della vicenda amministrativa e locale (Mineo Carrozzo, Capriulo, Lemma, Liviano, Cotugno, De Guido e tantissimi altri militanti ex Ds, soprattutto) si sono intanto staccati scegliendo altri percorsi politici, personali o sociali.
Una scissione parcellizzata che affonda nel tempo e nelle biografie di tanti singoli.
Chi è rimasto ha creduto in Renzi (a Taranto, più o meno tutti sino al referendum). Dopo aver osservato fedelmente la linea, adesso sono divisi in sottocorrenti e si stanno beccando senza voler ammettere il destino politico imminente. A Taranto, città anomala perché anomala è anche la sua vicenda politica.