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Fitorisanamento, la nuova frontiera della riqualificazione ambientale

Pubblicato | da Redazione

 

 

Francesca Barbi, dello studio Rizzo, si occupa oggi della riqualificazione dei terreni contaminati. Una delle strade da continuare a battere in provincia di Taranto, per esempio:

Da alcuni anni si sente parlare di Fitorisanamento o Fitorimediazione, vale a dire l’insieme delle tecniche per la decontaminazione dei terreni inquinati per mezzo di determinate categorie di specie vegetali.

In questo ambito sono diversi i progetti elaborati per il risanamento ambientale del territorio ionico. Alcuni hanno già preso avvio, altri dovrebbero partire a breve come evidenziato dall’Osservatorio Galene. I benefici derivanti da un processo di riqualificazione ambientale per la nostra città sono notevoli, sia dal punto di vista del miglioramento della qualità della vita sia dal punto di vista economico. In particolare, investire su queste tecniche all’avanguardia permetterebbe di sviluppare un bagaglio di conoscenze scientifiche utili allo sviluppo industriale, agricolo, alimentare.. e incentiverebbe la realizzazione di un polo scientifico di specializzazione e formazione qualificata in grado di competere a livello nazionale ed internazionale.  La terra ionica, dunque, si presta allo sviluppo di tecniche di fitorisanamento. Infatti, la coltivazione della canapa (già presente a queste latitudini), della paulownia e del pioppo bianco dà la possibilità di utilizzare queste piante come elemento di decontaminazione dei terreni. Recenti studi condotti da esperti in fitorimediazione suggeriscono come la realizzazione di un impianto industriale di trattamento ciclico dei fanghi da depurazione, provenienti dai rifiuti urbani e industriali, possa essere funzionale alla decontaminazione dei terreni in quanto capaci di coniugare i benefici tipici del fitorisanamento con quelli di un trattamento eseguito in un luogo fisso creato appositamente per tale scopo, evitando condizionamenti ambientali, climatici e ecc. In sostanza, realizzare un simile impianto consentirebbe di gestire e controllare l’intero processo di trattamento (dal conferimento fino alla rimozione del terreno vegetale bonificato) con costi  notevolmente inferiori rispetto allo smaltimento in discarica, l’azzeramento dei costi energetici  – grazie alla presenza di un impianto fotovoltaico –  l’abbattimento delle emissioni inquinanti attraverso le piante utilizzate per la fitorimediazione e  numerosi altri vantaggi. In conclusione, il fitorisanamento rappresenta una nuova frontiera in tema di rigenerazione ambientale come dimostrano numerosi esempi internazionali e, certamente, può contribuire al rilancio della provincia di Taranto  anche dal punto di vista economico grazie ai numerosi sbocchi scientifici ed innovativi che può generare a livello di ecofiliera.

Francesca Barbi