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Ex Ilva Taranto, associazioni e movimenti ambientalisti non arretrano

Pubblicato | da Redazione

Nessun cedimento del variegato fronte ambientalista e associativo tarantino sulla vicenda Ilva. All’indomani dell’annunciato ingresso di Invitalia (cioè lo Stato italiano) nella compagine associativa al fianco di Arcelor Mittal e dopo la consultazione avviata dal sindaco di Taranto, i movimenti confermano un netto no Ilva! Di seguito riportiamo due documenti di altrettanti raggruppamenti di movimenti che intervengono sulle ultime vicende.

Luciano Manna (VeraLeaks), Angelo Di Ponzio (GiorgioForever), I Genitori del Comitato Niobe – “Gli esposti sono terminati e come annunciato è arrivato il tempo delle denunce. All’indomani dell’entrata di Invitalia nell’affaire Ilva, ci recheremo presso la Procura di Taranto per denunciare il Governo italiano e immediatamente dopo passeremo al vaglio delle posizioni delle amministrazioni locali. I politici e gli amministratori, nelle more delle loro responsabilità, hanno fatto tutto il possibile per tutelare la salute dei cittadini di Taranto?

Lo Stato italiano entrerà nel capitale di ArcelorMittal Italia con una quota del 50%, per poi, addirittura, passare al controllo della maggioranza delle quote con l’obiettivo di raddoppiare l’attuale volume produttivo di acciaio. Come è possibile azzardare a tanto se la Valutazione del Danno Sanitario, che ricordiamo essere una legge della Regione Puglia, ha reputato “rischio inaccettabile” già l’attuale volume produttivo?

Questo è l’ultimo sopruso che lo Stato italiano compie nei confronti dei cittadini di Taranto. Ci rechiamo in Procura perché, nonostante dal 2012 ad oggi lo Stato italiano abbia fatto di tutto per convincerci a non credere più nell’istituzione bloccando l’azione della Magistratura che aveva sequestrato questi impianti e legiferando in violazione dei diritti umani, crediamo ancora che si possa sperare in una resistenza civile. Ma non fateci crollare anche l’ultima speranza. VeraLeaks sta preparando un dossier che sarà depositato a corredo della denuncia. Questi documenti attestano le condizioni degli impianti nel momento in cui lo Stato prenderà il controllo dell’ex Ilva di Taranto. La denuncia sarà sottoscritta da VeraLeaks, dagli associati di GiorgioForever e del Comitato Niobe. Invitiamo associazioni, movimenti e tutti i cittadini ad aderire a questa denuncia”.

Comitato cittadino per la tutela della salute e dell’ambiente a Taranto Rappresentante legale: Massimo Castellana, PeaceLink (Alessandro Marescotti), Ass. Genitori tarantini – ets (Cinzia Zaninelli), Comitato Quartiere Tamburi (Giuseppe Roberto), Donne e Futuro per Taranto Libera (Lina Ambrogi Melle), LiberiAmo Taranto – aps (Maria Arpino), Lovely Taranto – ets (Antonella Coronese) – “A margine della videoconferenza organizzata dal sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, alla presenza di alcune associazioni impegnate sul territorio, riteniamo doveroso rendere noto, sia alle persone che ci seguono e che in varie occasioni hanno mostrato fiducia in noi che a quelle che non ci seguono o che non hanno alcuna voglia di credere in noi, che la nostra posizione in merito alla questione ex-Ilva (e, più in generale, alla questione Taranto) non cambia”.

I firmatari chiedono la chiusura delle fonti inquinanti, “a cominciare dagli impianti del siderurgico” si legge, quindi la “restituzione, previa bonifica, del territorio, attualmente occupato dall’azienda, ai rispettivi comuni di pertinenza; NO-TAX area per un minimo di dieci anni a favore dei comuni considerati area S.I.N.; progetti per uno sviluppo ecocompatibile con le peculiarità del nostro territorio presentati da personalità di rilievo internazionale.

Inoltre, si legge in uno dei passaggi più importanti del documento, “pretendiamo un registro, aggiornato giornalmente, sulla mortalità a Taranto, suddivisa per quartieri, sesso ed età, con la collaborazione dell’Ufficio Anagrafe del Comune di Taranto , che si realizza con facilità con gli strumenti informatici di cui disponiamo. Parallelamente dovrà essere incrementato il numero degli operatori sanitari che paradossalmente è carente in una città afflitta da eccessi di malattie dovuti ai veleni industriali. A Genova, nel 2005, l’area a caldo è stata chiusa per sempre (e trasferita a Taranto), tutelando, attraverso un accordo di programma, le maestranze tutte. Anche Trieste, quest’anno, si è liberata di quella produzione inquinante, con grande felicità del ministro triestino Patuanelli. Riteniamo oltremodo offensivo della dignità, della salute e della vita dei tarantini continuare a produrre in questa maniera obsoleta. La Costituzione italiana assegna a tutti i cittadini pari dignità e tutela la salute come unico diritto fondamentale”.

I firmatari insistono sulla prosettiva: “Taranto ha diritto di essere considerata territorio italiano, non possedimento della Repubblica; Taranto ha diritto ad avere pari opportunità; Taranto ha diritto di regalare aria pura ai suoi figli e i suoi figli hanno diritto di restare nella terra che li ha visti nascere. Regione Puglia e Comune di Taranto, se davvero vogliono attivarsi per la tutela del territorio e della salute dei cittadini, dovrebbero sollecitare al TAR del Lazio la trattazione, previa sospensiva, del ricorso per l’annullamento del DPCM del 29 settembre 2017 che autorizza la produzione con impianti che invece dovrebbero essere fermati per l’art. 29 decies del d. lgs. 152/2006 (Codice dell’Ambiente). A tal proposito, il sindaco potrebbe anche intervenire nel ricorso alla CEDU contro lo Stato italiano che continua a violare i nostri diritti alla vita e alla salute. Cogliamo l’occasione – si legge infine nel documento – per invitare il presidente della Regione Puglia, Emiliano, il presidente della Provincia, Gugliotti, e il sindaco di Taranto, Melucci, con le rispettive fasce distintive, ad organizzare un sit in sotto il Palazzo della Prefettura di Taranto per dire, insieme ai cittadini, NO al nuovo accordo. Una posizione chiara di chiusura immediata di impianti illegali e pericolosi. Questa, secondo noi, è la strada”.