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Ella & John: la pazza gioia di una umanità al tramonto

Pubblicato | da Redazione

 

(la recensione di Davide Di Giorgio) Da La pazza gioia a Ella & John, Paolo Virzì conferma l’amore per il road-movie come genere prediletto per raccontare le dinamiche umane: nella nuova pellicola – a Taranto al Bellarmino – non troviamo stavolta una coppia di donne, ma due anziani coniugi americani, che vedono la loro vita scivolar via. Lui, professore di lettere ossessionato da Hemingway, è affetto da alzheimer; lei, volitiva e un po’ hippy, ha un cancro allo stadio terminale. Un po’ fuga d’amore fuori tempo massimo, un po’ ultima occasione per stare insieme prima di essere costretti fra terapie inutili e letti d’ospedale, Ella & John rivivono sul loro vecchio camper “Leisure Seeker” le tappe di un rapporto cinquantennale, solidissimo eppure fragile. Né potrebbe essere diversamente, essendo da sempre il cinema di Virzì concentrato su figure in progressivo disallineamento rispetto al mondo, che trovano però nel reciproco universo la realizzazione del proprio esserci – siano il Piero di Ovosodo con la professoressa Giovanna, i giovani Luca e Serena del Capitale umano o Anna e il figliolo de La prima cosa bella. Forse anche per questo, stavolta quel mondo “reale” è sfumato, di contorno, e quando appare in tutta la sua immanenza esibisce la follia dei seguaci elettorali di Trump o la miseria di una sanità priva di reale misericordia per i malati.

Virzì sta perciò addosso ai suoi personaggi, costruisce un dramma da camera in movimento, e trova l’affiatamento perfetto nelle interpretazioni sentite di Donald Sutherland e Helen Mirren: la profondità mitica di due volti e corpi storici è la maggiore concessione che l’autore livornese offre alla dinamica metanarrativa dell’italiano che va a girare in America, ma è una dinamica che gli serve per affermare la natura stavolta irreale di uno spazio statunitense utile per i suoi orizzonti sconfinati, dove è possibile preservare l’illusione di un viaggio verso il Paradiso.

Per il resto il film sfrutta i vari episodi del viaggio per analizzare, mettere alla prova e stabilire la misura di un amore fatto di complicità e anche inaspettati segreti, dove trionfa comunque la voglia di stare insieme, ma senza concessioni al patetico, pure sempre in agguato visto il soggetto. Il risultato conferma l’umanità di Virzì in questa fase più matura, meno sbilanciata sulla commedia e più attenta a bilanciare i toni tra il tragico e il brillante: il ritratto restituisce così la varietà delle emozioni che compongono una vita ordinaria nelle apparenze, ma straordinaria nella sua tenerezza.