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Dibattito aperto sulla Zes. Ma Taranto, come al solito, è divisa

Pubblicato | da Michele Tursi

Discutere è importante. Ma è importante non discutere e basta. La comunità  ionica in questi giorni si interroga sull’istituzione della Zona economica speciale. Sulla sua utilità c’è ampia e unanime convergenza. Non allo stesso modo sul perimetro: Taranto o Taranto-Matera? Sulla sponda adriatica già lavorano compatti sull’ipotesi Bari-Brindisi. Entro ottobre la Regione dovrà decidere e indicare al Governo le sue proposte di Zes. Il tempo a disposizione non è molto e, soprattutto, non va sprecato. Nè, una discussione di questo tipo, può e deve essere influenzata dalle dinamiche politiche che attraversano il Pd ionico (diviso anche su questo grande tema). C’è una grande opportunità a disposizione, ci sono delle risorse, c’è uno strumento che può davvero innescare un circolo virtuoso e duraturo di nuovo sviluppo economico. Il delitto peggiore che le rappresentanze politiche ed amministrative ioniche possono compiere è quello di ragionare per conto terzi, subordinando le esigenze prioritarie del territorio ad altre logiche. Errore grave ed imperdonabile.

L’argomento è al centro del dibattito; ne ha parlato anche il ministro dei Trasporti Graziano Delrio nei giorni scorsi a Taranto. Ne ha discusso l’associazione “Le città che vogliamo” che fa riferimento a Gianni Liviano. “Vogliamo provare – ha spiegato il consigliere regionale tarantino – ad essere costruttori di futuro, a far reagire la città facendole fare uno scatto verso il futuro. In quest’ottica si inserisce il progetto della legge regionale speciale per Taranto che, al suo interno, prevede la costituzione di una zona economica speciale. Ma occorre far presto, la Regione deve, entro il mese di ottobre, proporre le candidature di Taranto e di Bari-Brindisi. Occorre far presto e occorre dipanare subito anche l’amletico dubbio se realizzare una Zes unicellulare o accettare la proposta di una Zes interregionale con la Basilicata e con Matera in particolare. Un progetto, quest’ultimo, che non incontra i favori di tutti gli attori in campo”.

Nei giorni scorsi il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci ha motivato il suo “niet” al “matrimonio” con Matera. E proprio su questa posizione l’assessore Acito del Comune di Matera, intervenendo al dibattito organizzato da Liviano, ha puntualizzato “l’importanza del piano strategico per attivare processi di sviluppo e di investitori terzi che arrivano in Puglia e in Basilicata e trovano strutture oltre che incentivi fiscali. A Matera – ha detto – stiamo facendo un’altra operazione: se l’obiettivo è creare posti di lavoro e fermare la fuga di cervelli dobbiamo guardare oltre. Siamo capitale europea della cultura che sta vivendo un’esplosione turistica che deve innescare un processo più ampio. Per questo stiamo puntando moltissimo sull’innovazione tecnologica, come il 5G che permetterà di svolgere operazioni chirurgiche a distanza o guida assistita delle automobili, e sulle imprese culturali e creative che migliorino il prodotto turistico. Tutto questo serve a creare un modello di sviluppo esportabile e la Zes può essere un valido strumento”.

Anche il mondo economico segue con attenzione la discussione sulla Zes. Pasquale Ribezzo, segretario regionale della Cna Puglia non nasconde il suo stupore per le dichiarazioni del sindaco Melucci. “A parte il fatto – scrive in una nota – che la disciplina delle ZES prevede espressamente il rapporto tra territori non contigui, ci preme sottolineare che non stiamo parlando di una zona PIP. Stiamo parlando della valorizzazione di un’area retro portuale che può estendersi ben al di là della provincia di Taranto e della stessa Puglia, dovendo ospitare tutte quelle attività di produzione e di servizio che hanno come finalità l’utilizzo della modalità marittima di trasporto”.

Secondo Ribezzo la Zes costituisce “l’ultimo treno per il porto di Taranto, in un momento cruciale, seguito al raddoppio del Canale di Suez, nel quale non candidare ed attrezzare Taranto significherebbe escluderla definitivamente da ogni rotta.
Taranto può giocare la sua centralità tenendo conto dei fattori di contesto internazionali e planetari. Primo fra tutti la ripresa di centralità del Mediterraneo. E poi la scelta dei grandi players internazionali di privilegiare le rotte che dall’Asia attraverso Suez passano poi per Gibilterra e arrivano sulla costa atlantica degli USA. Per non parlare dei tre itinerari della Via della seta messi in cantiere dalla Cina. Per attuare questa scelta le compagnie prediligono ormai le navi container di grande capacità; quelle – per intenderci – che non entrano nel canale di Panama, ma attraversano tranquillamente Suez. Sono navi che proprio per la loro capacità non sono monodestinazione ma prevedono molti scali sul loro tragitto. E Taranto potrebbe essere quello della penisola italiana”.

Il fattore tempo è decisivo. “Gli altri non stanno a guardare – spiega ancora Ribezzo –  si è attrezzata da tempo la Spagna, sappiamo della riconversione del Pireo, sono pronti i porti della costa nord dell’Africa e Porto Said è divenuto il capofila del sistema portuale egiziano. Allora dobbiamo porci il problema se considerare anche Matera; o non dobbiamo dire consapevolmente che se Taranto partisse non basterebbe la Puglia a soddisfare le necessità insediative soprattutto delle strutture di servizio specializzate nella logistica e nella supply chain. Auspichiamo per questo che i provvedimenti sin qui messi in campo dal Governo trovino invece il completamento con la perimetrazione da parte della Regione della o delle ZES, dando finalmente il via allo sviluppo del porto ionico sul quale da troppo tempo ci si esercita ma, evidentemente, senza molto successo”.