Pubblicato alle ore 17:39

Cultura tarantina e politica, editori a confronto: Mandese commenta Massafra. E rilancia..

Cultura tarantina e politica, editori a confronto: Mandese commenta Massafra. E rilancia..
La provocazione di Piero Massafra genera dibattito. E ben venga il confronto schietto e aperto sul tema così delicato, qual è in effetti  l’impostazione delle politiche culturali, sociali, di rilancio serio e di sviluppo possibile e condiviso delle tanto decantate potenzialità tarantine, spesso illustrate e poi soffocate da familismo, apatia politica, ignavia amministrativa, miopia, spicciola clientela di bottega. 
Gli ultimi decenni dicono troppe volte solo questo.
Dunque, dibattito sia. Alle parole del prof Massafra fanno seguito oggi quelle di un altro illustre editore tarantino, Antonio Mandese che scrive a La Ringhiera la lettera che di seguito, integralmente, pubblichiamo:
“Caro Direttore,
le parole del prof. Massafra sul tuo giornale fanno scaturire questa riflessione che rimetto alla valutazione dei tuoi lettori.
Siamo in una città allo stremo della resistenza, siamo sotto assedio, al limite della sopportazione umana.
Siamo in una città che la cultura ha abbandonato da almeno una generazione e che oggi con estrema fatica e tanto disordine si sta provando a ricostruire nonostante tutto.
E’ arrivato il momento che questa classe dirigente, con poca capacità di management e progettualità – soprattutto in ambito culturale-  si ritiri in buon ordine. Puntare sulla cultura è fondamentale. La cultura, però, deve rinnovarsi e non rinchiudersi in circoli ristrettissimi di pochi, che si arrogano il diritto di esserne custodi. Il segreto è la condivisione.
I rottamatori non vanno già più di moda, è bene ricordare che siamo “nani sulle spalle dei giganti” (cit. B di Chartres).
La nostra vita futura, tuttavia, è legata a decisioni esiziali che, se prese nel verso sbagliato, saranno causa del fallimento del futuro dei nostri figli. L’esperienza del passato non va scaricata velocemente, ma deve rendersi utile nelle seconde linee del fronte caldo, con la capacità di unire e facendo sistema di tenere insieme disinteressatamente, di pacificare una situazione che se oggi si rifacesse al manuale Cencelli, cui tutti fanno riferimento con apparente disinteresse, sarebbe fallimentare in partenza.
Sono certo che tutte le competenze siano necessarie al raggiungimento del buon governo, ma oggi serve inventiva e uno scollamento radicale dalle dinamiche passate che hanno incancrenito una situazione già compromessa da una cattiva gestione della visione di Taranto a sud di un meridione sempre più penalizzato e isolato dal resto dell’Italia e dell’Europa. Per dirla con schiettezza, abbiamo bisogno di competenze nuove e contemporanee, abbiamo bisogno di progettare in maniera innovativa e abbiamo bisogno di partire dai nostri punti di debolezza per trasformarli in punti di forza.
Non sia questo mio pensiero divisivo, tantomeno teso ad un’autocandidatura ma, al contrario, funga da stimolo all’apertura di un dibattito di alto livello sulle competenze del governo della cultura cui non si può venir meno in questo momento; siamo in una città che ancora non conosce il suo vero potenziale, in termini di ricaduta economica – partendo da un’analisi approfondita e organica sul tema della Cultura e del Turismo in città”. 

Antonio Mandese, editore

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