Sul Pezzo
Confindustria e Federmeccanica a Taranto: il Governo spaventa gli investitori
Acciaio, impresa. Taranto al centro del dibattito nazionale sulle prospettive di un settore strategico, nonostante le criticità e le crisi cicliche cui è sottoposto. L’assemblea generale congiunta di Federmeccanica e Confindustria ionica ha acceso i riflettori su temi che attengono le politiche economiche ed industriali di un intero Paese. A partire da quelle che riguardano l’acciaio e nella fattispecie ArcelorMittal Italia.
Singolare coincidenza. A Taranto, nei capannoni dell’azienda siderurgica il numero uno di Confindustria Vincenzo Boccia è stato caustico nei confronti del Governo soprattutto in relazione all’abolizione dell’immmunità penale per i gestori degli impianti. “Abbiamo la fortuna – ha detto ai giornalisti – di avere un investitore in un’area del paese importante per il Mezzogiorno come Taranto. E questo investitore si impegna a mettere a posto in chiave ambientale e in chiave economica lo stabilimento siderurgico di Taranto. Noi invece lo spaventiamo, un vero capolavoro che solo in un Paese come questo può essere oggetto di dibattito”.
Mentre Boccia pronunciava queste parole a Roma, la Camera dei Deputati approvava il decreto crescita con 270 voti a favore, 33 contrari e 49 astenuti. Ora il provvedimento passerà all’esame del Senato il prossimo 29 giugno. Una notizia che costituisce motivo di ulteriore preoccupazione per Matthieu Jehl, amministratore delegato di ArcelorMittal Italia cui è toccato aprire l’assemblea generale ribadendo la volontà di mantenere gli impegni assunti per lo stabilimento di Taranto: 2,4 miliardi di investimenti la metà dei quali in campo ambientale.
“Aprirci all’esterno è fondamentale – ha detto – perchè tutti devono vedere cosa stiamo facendo a Taranto, ma anche a Genova ed a Novi Ligure per rispettare gli impegni che abbiamo assunto che sono molto ambiziosi. La copertura dei parchi è imponente ma è solo la punta dell’iceberg di un piano che prevede 69 progetti e più di mille persone impegnate per realizzarli ogni giorno. Tutti stiamo lavorando per fare di Taranto il migliore e più sostenibile stabilimento d’Europa. Ma il nostro programma richiede tempo che ci è stato concesso in base al quadro giuridico su cui si basa il nostro contratto. Non possiamo essere ritenuti responsabili di colpe che non ci appartengono. Non è una questione di immunità, tutti siamo responsabili delle nostre azioni. Si tratta di tutele legali necessarie a permetterci di realizzare il piano ambientale. Vogliamo produrre acciaio in Italia e per questo ci servono certezze e lo sforzo di tutti”.
“L’industria metalmeccanica italiana e Confindustria – ha detto Alberto Dal Poz – presidente di Federmeccanica – sono qui per affermare che Taranto non è un problema, ma una delle frontiere che il nostro Paese nel suo insieme deve riuscire a conquistare. Siamo qui per affermare che Taranto, ” le sue imprese, i suoi cittadini e il suo acciaio non sono soli e che il loro impegno è anche il nostro impegno: ottenere un’eccellente produzione di acciaio in un contesto di elevata qualità di vita e lavoro”.
Per Vincenzo Cesareo si è trattato dell’ultimo impegno in qualità di presidente di Confindustria Taranto (Antonio Marinaro è già stato designato a succedergli). Emozionato ma soddisfatto per il lavoro compiuto durante il suo mandato, Cesareo ha sottolineato l’esigenza di “lasciarci alle spalle le stagioni del conflittoe rimetterci a discutere seriamente. Abbiamo bisogno di riportare l’uomo nella sua unicità e con la dignità che gli appartiene al centro del concetto d’impresa: è l’ora della responsabilità comune, che tutti noi attoti economici, politici e sociali del territorio dobbiamo assumere”.
Prima delle conclusioni di Boccia è intervenuto mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto. “Il bene primario che è la vita e la salute deve coniugarsi con il lavoro senza del quale non c’è dignità della persona – ha detto – Taranto ha già pagato un caro prezzo nei confronti dell’industria di tutto il Paese, quello che papa Francesco nella Laudato Si’ chiama “debito ecologico”. Ha prodotto acciaio per tutto il Pese ed ora piangiamo per i nostri morti adulti e bambini. A ciò si aggiungono i gravi problemi degli alunni delle scuole del Rione Tamburi e delle loro famiglie. Ho sentito insegnanti e tante mamme davvero sconcertate. Non possiamo far cadere nel nulla il loro grido. E torno anche a chiedere che venga quanto prima disposta la Valutazione preventiva dell’impatto ambientale e sanitario: non possiamo più permettere che, a distanza di anni e senza la possibilità di mettervi riparo, si ripropongano le inefficienze del passato. Alla nuova proprietà riconosciamo un impegno serio come dimostra la copertura dei parchi minerali che procede anticipando i tempi previsti per la conclusione dell’opera. Chiediamo però che continui ad oltranza il negoziato con lo Stato sui temi ambientali e su tutti i punti caldi in questione e con i sindacati per evitare la cassa integrazione per altre 1400 persone”. La nostra diretta Facebook