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Taranto verso est? La stessa storia dal 2004…

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Agosto 2004, squilla uno dei telefoni della redazione Cronaca del Corriere del Giorno.

Il giornale da poche settimane ha cambiato direttore. Fa caldo, molti colleghi sono in ferie. Dall’ufficio stampa della società proponente un’idea di sviluppo di un’area ad est di Taranto (idea legittima avanzata al Comune)  arriva l’invito per un incontro, quindi un confronto, con i giornalisti che si stanno occupando di questa vicenda che sta riempiendo le cronache politiche locali.

Il nostro NO a quel progetto era deciso, fermo, motivato. L’incontro non si sarà. Probabilmente il periodo di ferie non giocò a favore.


Il nostro NO era comunque sull’opportunità congiunturale socioeconomica della proposta. Pensavamo fosse sbagliato che ad est della città dovesse sorgere un centro residenziale e commerciale mentre il Borgo stava dando i primi segnali di cedimento economico.

Il Corriere del Giorno, quell’estate, non fu solo: il NO giunse chiaro e forte dai commercianti, dal Consiglio comunale, dall’allora Giunta, da alcuni sindacati e da altri (pochi ma convinti) organi di informazione. La vicenda segnò una svolta nella lettura che si andava sviluppando sulla Taranto del terzo millennio. Cosi sembrava, speravamo davvero l’avesse segnata quella svolta opportuna. Il progetto non andò in porto.

Nel 2010, poi, il Consiglio comunale approvó la perimetrazione oltre la quale non si può costruire o comunque urbanizzare.

Il perché di questo preambolo è presto detto:  ci risiamo. C’è una grande azienda commerciale che chiede il permesso di realizzare nuove volumetrie (non è la stessa del 2004, per la cronaca).

E il nostro dubbio ad essere lo stesso: è davvero utile all’economia cittadina spostare i flussi urbani verso est?

La risposta è NO. Ne siamo convinti, più di quanto lo fossimo 12 anni fa, sempre nel pieno rispetto della libera impresa e delle proposte di sviluppo di qualsiasi privato.

Ma quel NO di allora trova fondamenta più solide oggi. L’analisi preliminare era e resta la seguente: Taranto non va sbilanciata ad est, bisogna fermare la fuga dal centro, occorre riproporre l’Isola e il Borgo come cuori pulsanti di una comunità che deve darsi un nuovo respiro.
Bisogna ristrutturare, non costruire. Riqualificare l’esistente e rimettere in moto il commercio al dettaglio del centro, di viale Liguria, della quasi deserta via Principe Amedeo, di via Mazzini dove anche i cinesi stanno facendo le valigie. Il problema, sia chiaro,  non è una grande azienda che legittimamente cura le proprie ambizioni commerciali. Ne ha pieno diritto.

Qua si tratta di fare quadrato come comunità e arginare l’idea di una città che potrebbe svilupparsi verso San Giorgio, dove la regionale 8 (cantiere comunque fermo) e il nuovo ospedale (cantiere che presto sarà aperto) potrebbero far ipotizzare  nuova cementificazione. Tutto qua.