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Aiuti di Stato all’Ilva, l’Ue avvia un’indagine formale

Pubblicato | da Michele Tursi

L’Ue corregge il tiro. Non c’è (per il momento) una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per gli aiuti di Stato concessi all’Ilva, ma “solo” un’indagine formale. La differenza è sostanziale, ma il governo Renzi resta sotto stretta osservazione del commissario per la Concorrenza Margrethe Vetsager che vuole fare piena luce sulla legittimità del prestito ponte di 300 milioni di euro concesso a dicembre, senza trascurare gli 800 milioni previsti dalla Legge di Stabilità.
Italia sorvegliato speciale. Un testo da sottoporre al Governo sarebbe già pronto e dovrebbe essere formalizzato nelle prossime ore. L’Unione vuole garanzie sul fatto che il risanamento della maggiore azienda siderurgica italiana avvenga nel rispetto delle norme europee anche perchè i produttori concorrenti non glielo perdonerebbero. E’ evidente che se l’indagine dovesse accertare comportamenti anomali, la procedura d’infrazione sarebbe inevitabile.

USB – Intanto, sulle decisioni del Governo sul caso Ilva non mancano aspre critiche. “Riteniamo che questo Governo sia irresponsabile e incapace di gestire la situazione Ilva. Si sta liberando del problema svendendo la fabbrica, dopo averla peggiorata. E oggi lo dimostra ancora di più con l’ultimo decreto”, così Francesco Rizzo dirigente USB di Taranto. “In questi tre anni di commissariamento, si sono bevuti quasi due miliardi di euro – continua Rizzo -, con una gestione disastrosa. Soprattutto l’intervento del commissario Gnudi si è dimostrato incompetente e a riprova di ciò è il fermo dell’Aia da otto mesi, dopo un periodo di rallentamento. Si è pensato solamente ad assumere manager dalla dubbia utilità, pagandoli centinaia di migliaia di euro (le ultime risalgono al periodo natalizio), mentre i lavoratori continuano a vivere in condizioni precarie per salute e sicurezza. Senza dimenticare i quasi tremila in solidarietà. Siamo più che convinti che non ci sarà nessun privato disposto ad acquistare l’Ilva nelle condizioni in cui versa. Nessuno metterà mano alle proprie tasche, per risanare e ambientalizzare la fabbrica spendendo centinaia di milioni di euro”.

Secondo il sindacato autonomo Usb si tratta di “una nuova presa in giro. Alcune organizzazioni sindacali, che fino a luglio hanno tessuto le lodi dei commissari, ora criticano la nazionalizzazione facendo il tifo per la vendita ai privati. Ma di questo non ci sorprendiamo, visto che sono gli stessi che davano solidarietà ai dirigenti Ilva arrestati, gli stessi che organizzavano i convegni in favore dell’Ilva. Sembra siano sulla stessa lunghezza d’onda di ArcelorMittal che, dopo essersi defilato dalla prima offerta non vincolante presentata con Marcegaglia, ora ritorna in campo sostenendo l’ immunità sui reati di carattere ambientale e violazione delle norme di sicurezza, senza fare menzione dell’investimento reale da fare. Il Governo ha la responsabilità rispetto ai cittadini di Taranto e a tutti i lavoratori del mondo Ilva e indotto perché ha preso un impegno e lo deve mantenere perché in ballo ci sono la salute e la sicurezza dei cittadini, e deve garantire anche i posti di lavoro”.