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Aeroporto, nuove bordate su Taranto-Grottaglie

Pubblicato | da Michele Tursi

Prosegue senza sosta il fuoco di fila di esponenti politici salentini contro la possibilità di avviare voli commerciali (passeggeri, charter e cargo) dall’aeroporto di Taranto-Grottaglie prevista nell’atto di indirizzo approvato dalla giunta regionale. Non avendo serie argomentazioni per sostenere interessi di parte, la campagna anti-Taranto non esita a diffondere inesattezze che rischiano di offuscare l’immagine dell’intero sistema aeroportuale pugliese.

Nel Piano Nazionale Aeroporti licenziato dal ministero dei Trasporti figurano ben tre scali della Puglia. Il documento ha individuato dieci bacini di traffico nazionale, con al loro interno i 38 aeroporti di interesse nazionale. Alla Puglia è stato assegnato il bacino Mediterraneo/Adriatico con gli aeroporti di Bari, Brindisi, Taranto. Tra i 38 aeroporti di interesse nazionale, 12 rivestono particolare importanza strategica. In Puglia l’unico scalo considerato strategico è quello di Bari. Brindisi e Taranto, quindi, secondo il Piano Nazionale Aeroporti, sono entrambi di interesse nazionale ed hanno pari dignità.

Questa precisazione ci sembra doverosa alla luce di quanto dichiarato dai consiglieri regionali di Art.1-Mdp Ernesto Abaterusso e Pino Romano (il primo della provincia di Lecce, l’altro della provincia di Brindisi). Secondo quanto riportato dall’ufficio stampa della Regione Puglia, la loro principale argomentazione contro Taranto-Grottaglie è la seguente: “L’apertura al traffico civile di uno scalo deve essere prevista nel Piano nazionale degli aeroporti che per la Puglia prevede solo Bari e Brindisi”. Probabilmente ci sbaglieremo, ma intravediamo una certa superficialità nell’affrontare un argomento che non è affatto semplice. Non vorremmo che la spinta emotiva dettata dal campanile, prevalesse sulla lucidità e sulla conoscenza dei fatti che due consiglieri regionali attenti ed esperti come Abaterusso e Romano non possono non avere.

L’atto di indirizzo, proseguono, “non contiene in sé alcun piano industriale e non si basa su alcun dato scientifico per dimostrare la eventuale sostenibilità di ulteriori investimenti infrastrutturali e gestionali”. Anche qui i due esponenti salentini di Mdp ci sembrano frettolosi ed arrivano a conclusioni avventate. La giunta regionale, infatti, non ha deciso l’avvio di voli civili dall’aeroporto di Taranto, ma ha semplicemente approvato un atto di indirizzo che rimanda alla costituzione di un tavolo specifico che dovrà valutare le potenzialità dello scalo da un punto di vista tecnico, finanziario e delle esigenze dei territori interessati. E’ ovvio, quindi, che in questa fase non ci sia alcun piano industriale.

In ogni caso c’è un equivoco di fondo che va chiarito: l’aeroporto di Taranto non va riaperto perchè è già operativo e funzionante. Sulla pista di 3,2km (la più lunga del Mezzogiorno) atterranno e decollano i Boeing 747 che trasportano le sezioni di fusoliera costruite nel vicino stabilimento Leonardo Finmeccanica. Recentemente, inoltre, l’aeroporto di Taranto, al pari di Brindisi e Bari, ha ottenuto il rinnovo del “Certificato di Aeroporto”, rilasciato in conformità al Regolamento Europeo 139/2014.

A beneficio di tutti riproponiamo quanto affermato a tal proposito dalla stessa Adp. “La nuova certificazione è stata rilasciata dall’Enac al termine della procedura di conversione dei precedenti Certificati di aeroporto, rilasciati sulla base del Regolamento Enac per la Costruzione e l’Esercizio degli Aeroporti. Con la consegna del Certificato agli aeroporti di Bari, Brindisi e Taranto Grottaglie, l’Enac attesta la rispondenza delle procedure operative, degli impianti e delle infrastrutture aeroportuali degli scali ai requisiti previsti dalle norme comunitarie”. Questi sono atti ufficiali.