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Taranto, viaggio nella città proibita

Pubblicato | da Angelo Di Leo

image image image image image imagePalazzo Brasini ha spalancato lo sguardo nuovo sulla città proibita. Laggiù, in fondo al Pizzone, alle falde del Punta Penna, stretta nel recinto aeronautico, avvolta dal verde, inibita persino agli sguardi di passanti, la sede storica del comando Saram (oggi Svtam per quel vezzo tutto militare di cambiare ciclicamente gli acronimi per non cambiare poi nulla) è stata scoperta dai tarantini. Dai tantissimi tarantini che ad esempio non hanno mai messo piede nell’Arsenale; che non hanno mai guardato il mare da Chiapparo; che non hanno mai calpestato migliaia di metri quadri di sabbia di San Vito, che non sanno che nelle Scuole Sottufficiali c’è più verde che nel resto della città. Iniziamo  così il nostro viaggio in questa meravigliosa Città Proibita. L’incursione nella bellezza in ‘divisa’ da più di un secolo. Ma ci sono spazi abbandonati o inutilizzati. Pensiamo che Taranto debba riprenderseli, senza doversi per forza accontentare di ciò che resta come invece sta avvenendo negli ultimi anni: Concessioni a buon mercato spacciate per rinuncia, queste sono le dismissoni di cui il Comune si vanta. Il futuro di Taranto passa invece dalla riappropriazione dei pezzi buoni che la Difesa  oggi non usa più, almeno quelli. Per cominciare, ecco un primo esempio: due ville in fondo a via Acton. Non sono nemmeno recintate dal solito recinto militare che chiude la strada ai civili. C’è però la plastica rossa dei lavori in corso. Quali? Hanno un pessimo aspetto ma rimandano a fasti ante guerra. Approfondiremo …