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Referendum 17 aprile, monsignor Santoro annuncia il suo voto

Pubblicato | da Angelo Di Leo

Filippo Santoro parla a titolo personale. È lui stesso a precisarlo. Ma prende spunto dall’enciclica che Francesco ha dedicato all’Ambiente. Ed è pur sempre l’arcivescovo di Taranto. Insomma, la Curia scende in campo. Inutile girarci attorno e il suo capo spirituale, Santoro appunto, invita le parrocchie a discutere dei temi referendari a fondamento del voto del prossimo 17 aprile. Santoro voterà SÌ. Ovvero, dirà anche lui basta alle trivelle nei nostri mari. E lo annuncia invitando, da buon pastore delle anime, il suo popolo a dibatterne per esserne consapevole e poter scegliere. Comunque la pensiate, Filippo Santoro oggi fornisce un contributo a questa campagna referendaria che Governo e mass media nazionali, soprattutto, tentano affannosamente e miseramente di occultare ..

IL DOCUMENTO DEL VESCOVO

Nel comunicato CEI 18 marzo 2016, si osserva che ”l’attenzione all’aspetto sociale ha portato i Vescovi a confrontarsi anche sulla questione ambientale e, in particolare, sulla tematica delle trivelle – ossia se consentire o meno agli impianti già esistenti entro la fascia costiera di continuare la coltivazione di petrolio e metano fino all’esaurimento del giacimento, anche oltre la scadenza della concessioni – concordando circa l’importanza che essa sia dibattuta nelle comunità per favorirne una soluzione appropriata alla luce dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco”.

Monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e Presidente della Commissione Episcopale della CEI per i Problemi sociali e il Lavoro, la Giustizia, la Pace e la Custodia del Creato, auspica che nelle comunità ecclesiali questo dibattito effettivamente accada. Nelle regioni direttamente toccate dalle trivellazioni già di fatto è in corso un’ampia discussione facendosi guidare dalle parole di papa Francesco:
“L’intervento dell’essere umano sulla natura si è sempre verificato, ma per molto tempo ha avuto la caratteristica di accompagnare, di assecondare le possibilità offerte dalle cose stesse. Si trattava di ricevere quello che la realtà naturale da sé permette, come tendendo la mano. Viceversa, ora ciò che interessa è estrarre tutto quanto è possibile dalle cose attraverso l’imposizione della mano umana, che tende ad ignorare o a dimenticare la realtà stessa di ciò che ha dinanzi. Per questo l’essere umano e le cose hanno cessato di darsi amichevolmente la mano, diventando invece dei contendenti»(LS 86).

Le piattaforme petrolifere al largo delle coste dell’Adriatico e dello Ionio sono un’ulteriore aggressione a una realtà già fragile e vanno a intaccare la vocazione legata al mare, al turismo, alla pesca, all’agricoltura e all’artigianato di un territorio già ferito. La tecnologia non può non tenere conto delle conseguenze di un suo abuso che non contempli le possibili ripercussioni.
imageLeggiamo ancora nella LaudatoSi’: “Occorre riconoscere che i prodotti della tecnica non sono neutri, perché creano una trama che finisce per condizionare gli stili di vita e orientano le possibilità sociali nella direzione degli interessi di determinati gruppi di potere. Certe scelte che sembrano puramente strumentali, in realtà sono scelte attinenti al tipo di vita sociale che si intende sviluppare”(LS 107).
Gli equilibri dell’ecosistema dei mari, Ionio e Adriatico, sono estremamente fragili, e sono prospicienti territori che con fatica tentano di porre riparo ai danni che sono derivati da una discutibile e unilaterale gestione delle risorse.
Nella nota pastorale “Cristiani nel mondo, testimoni di speranza” (8 aprile 2012), i Vescovi di Puglia hanno affermato che “il problema dello sviluppo del Mezzogiorno non ha solo un carattere economico, ma rimanda inevitabilmente a una dimensione più profonda, che è di carattere etico, culturale e antropologico: ogni riduzione economicistica… si è rivelata e si rivelerà sbagliata e perdente, se non perfino dannosa”.
Rifiutare le scelte facili anche in questo campo costituisce una risposta forte alle esigenze di una “ecologia integrale” indispensabile per il nostro territorio e la nostra società.
Tutto questo offre all’arcivescovo di Taranto, che si esprime in termini personali, ragionevole fondamento al Sì al referendum del 17 Aprile. Le ferite della nostra terra sono già molte e non devono aumentare’.