Contributi
Ospedale vecchio, l’appalto bloccato in pieno centro
Nel XVI secolo, a Taranto, esisteva un Ospedale vero e proprio annesso alla Chiesa di Santa Maria dell’Annunziata, la cui costruzione, al di fuori delle mura della città, era cominciata nel 1340, nella zona dove in seguito sarebbe sorto il Castello.
Nel 1576 giunsero a Taranto i Padri Carmelitani, i quali furono ospitati, prima, presso la chiesetta della Madonna della Pace e, successivamente, presso il convento di San Salvatore, con annessa chiesa, nel Pittaggio Baglio, nei pressi dell’attuale Via Paisiello.
L’Istituto Carmelitano, in seguito, fu riformato da Santa Teresa; dai Padri Carmelitani sorsero, quindi, i Padri Teresiani, approvati nel 1593 da Clemente VIII.
Il culto di Santa Teresa, molto diffuso a Taranto, indusse le famiglie benestanti cittadine a finanziare la costruzione di un monastero per i Padri e fu deciso di ubicarlo laddove c’era il vecchio monastero della Clarisse, rimasto abbandonato per parecchi anni, che si trovava in luogo comodo ed adatto, fuori dall’isola, ormai troppo densamente popolata.
In questo sito, completamente immerso nella campagna, aveva avuto sede, appunto, sin dal 1363 un monastero delle Clarisse, le quali l’abbandonarono nel 1577 per trasferirsi in un edificio (che adesso è sede del Tribunale dei minorenni) vicino alla cattedrale di San Cataldo.
I Padri Teresiani, in breve tempo, edificarono il nuovo grandioso convento dove si trasferirono nel 1681.
Nel 1591. invece, erano giunti a Taranto i Padri di San Giovanni di Dio, detti anche Fatebenefratelli, trovando sistemazione nell’antica Chiesa di Santa Caterina, che si trovava dirimpetto all’Arcivescovado (dove adesso c’è la Capitaneria di Porto); proprio ai Padri di San Giovanni di Dio venne affidato l’Ospedale dell’Annunziata.
Nel 1469 il testamento di un benestante cittadino tarantino aveva destinato congrui lasciti per la costruzione di un Ospedale annesso alla Chiesa di Santa Caterina.
Quando, finalmente, la Chiesa di Santa Caterina, nel 1601, fu trasformata in ospedale, l’amministrazione dello stesso fu affidato ai Padri di San Giovanni di Dio e nello stesso tempo l’Ospedale dell’Annunziata si trasferì nella nuova struttura.
I Padri di San Giovanni di Dio rimasero in quell’Ospedale sino al 1808, quando gli ordini monastici, per volere di Napoleone, furono soppressi.
Tale soppressione determinò anche la decisione che il convento dei Padri Teresiani venisse trasformato in Ospedale civile e militare: la Chiesa annessa al complesso conventuale, a partire da quest’epoca, prese il nome di Chiesa di S. Giovanni di Dio, dal nome dei frati che erano stati incaricati di gestire l’ospedale, dopo essere stati trasferiti da quello soppresso di Santa Caterina.
Il 18 aprile del 1813, con regio decreto, l’Ospedale fu dichiarato di “Servizio della Provincia”.
Nel 1824, ripristinati gli ordini religiosi, l’Ospedale, con annessa Chiesa, tornò, pienamente, sotto la giurisdizione dei Padri di San Giovanni di Dio.
Dal 1854 nell’Ospedale cominciarono a prestare la loro opera anche le Figlie della Carità di S. Vincenzo de Paoli, in base ad un contratto approvato, dal Decurionato, il 26 maggio dello stesso anno.
I Padri di San Giovanni di Dio gestirono l’Ospedale sino al 1912, quando rinunciarono, dopo vari contenziosi col comune di Taranto, a qualsiasi diritto sullo stesso.
Ma già da quegli anni il “San Giovanni di Dio” cominciava a mostrare la sua inadeguatezza, per le strutture assolutamente insufficienti oltre che inadeguate dal punto di vista ambientale.
All’inizio degli anni ’30 del secolo scorso si cominciò, quindi, a discutere della costruzione di un nuovo ospedale; dalla discussione si passò anche a fatti concreti: s’individuò la zona dove costruirlo, si procedette all’acquisto del suolo e si affidò all’ingegner Giulio Marcovigi la progettazione.
Il progetto fu redatto solo il 28 marzo del 1942, dopo alterne vicende.
Fu ripreso alla conclusione della guerra, mentre il “San Giovanni di Dio”, con sempre più difficoltà, faceva fronte all’esigenze della città.
Con l’insediamento dell’Italsider, all’inizio degli anni ’60 del secolo scorso, Taranto conobbe una forte crescita demografica e le esigenze sanitarie si accentuarono ulteriormente.
La costruzione di un nuovo ospedale, all’altezza delle esigenze di una città che stava cambiando vorticosamente, non era ulteriormente rinviabile.

Il nuovo Ospedale venne, quindi, costruito sul terreno individuato negli anni ’30, cioè nell’area conosciuta anche come “monte delle vacche”, adiacente Via Crispi.
A partire dal 1962, anno dell’inaugurazione dei primi padiglioni, i reparti furono gradualmente trasferiti nella nuova struttura di via Bruno e nel vecchio Ospedale restarono solo alcuni reparti fra cui Medicina, Maternità, Pediatria e un servizio di guardia medica.
Negli anni novanta l’antica struttura ospedaliera venne definitivamente chiusa, con la decisione di cambiarne la destinazione d’uso; ma essa rimase, per qualche tempo, vuota ed in attesa di conoscere il proprio destino.
Finalmente, per ristrutturazione e recupero funzionale, furono concessi finanziamenti in base alla legge n. 448 del 1998 “Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo”.
Ma concretamente la programmazione del recupero stesso avvenne solo nel maggio del 2003 quando la Giunta regionale approvò il piano Sisapu (Sistema ingrato sanitario pugliese) di cui era parte integrante il progetto Sisata (Sistema integrato sanitario Taranto).Furono avviate le procedure, all’interno del succitato progetto Sisata, con un primo lotto che poteva contare su un finanziamento di 1.800.000 euro: nel 2007 i lavori furono aggiudicati all’impresa So.Co.Ma. srl di Massafra; i lavori furono, quindi, consegnati a dicembre 2008.
Nello stesso anno, 2008, il sindaco Ippazio Stefàno, decise di sistemare decine di sfollati nel vecchio “San Giovanni di Dio”; ma tale decisione scatenò grandi polemiche e quindi il dietrofront del Sindaco, dopo la verifica che non c’erano assolutamente le condizioni per far alloggiare, in maniera dignitosa, delle famiglie.
Il secondo lotto ebbe, invece, inizio il 23 dicembre 2009: nell’ambito dei finanziamenti del Fesr 2007-2013, l’Asl Ta fu beneficiaria di un finanziamento complessivo di 23.850.000 euro.
E’ il programma sotto il quale ricadeva il “Completamento, riattamento e riqualificazione strutturale del Padiglione SS. Crocifisso (secondo stralcio)”.
I lavori furono aggiudicati alla stessa ditta del primo lotto (Ati So.Co.Ma) a marzo del 2011; il contratto d’appalto venne stipulato nei mesi successivi ed i lavori furono avviati all’inizio del 2012 con scadenza un anno: insomma nel 2013 avrebbero dovuto essere conclusi.
In seguito l’ASL prevede, nel successivo piano triennale delle opere 2014-2016, alla voce “Progetto di riattamento e riqualificazione strutturale del padiglione Santissimo Crocifisso, sito in via Ss. Annunziata, già ospedale vecchio, quale sede di un centro eventi” risorse pari a 2 milioni di euro. Il “progetto di riattamento e riqualificazione”, infatti, è diviso in due stralci: il primo prevede interventi, nel corso del 2014, per 500mila euro. Nel secondo, invece, le somme stanziate ammontano a 600mila euro. Parallelamente, l’Asl annuncia anche l’avvio di “lavori di riqualificazione e recupero architettonico del padiglione Ss. Crocifisso”. In totale, per questo intervento, è prevista una spesa di 900mila euro.
E qui comincia un vero e proprio ginepraio nel quale è difficile orientarsi: fatto sta che i lavori si bloccano.
Da una parte i lavori erano stati ritardati dagli interventi, doverosi in quanto la struttura ha le caratteristiche storiche richiamate prima, voluti dalle Soprintendenze ai Beni Architettonici ed Archeologici, responsabili rispettivamente, per il progetto in questione, Augusto Ressa e Laura Rizzo; dall’altra parte interviene il blocco dei lavori, impedendo anche l’accesso all’interno del cantiere alla direzione dei lavori dell’Asl, da parte della ditta appaltatrice dei lavori.
Prima dell’estate del 2014, come previsto dal Codice degli appalti, il Rup (responsabile unico del procedimento), l’ing. Paolo Moschettini, direttore lavori e responsabile dell’Area gestione tecnica dell’Asl, diffida l’impresa appaltante a riprendere i lavori ed avvia un procedimento convocando le parti per la rendicontazione dei vari passaggi eseguiti.
Ad agosto del 2014 viene steso un primo verbale, al quale segue, però, una diffida extragiudiziale da parte dell’impresa appaltante, con la quale viene chiesto l’annullamento del verbale.
Il 20 ottobre del 2014, il Rup effettua un’ultima convocazione, ma senza ricevere risposte.
Il procedimento diventa così materia dell’Ufficio legale della stessa Asl che, verificando gli “inadempimenti” (il divieto di accesso al cantiere, lo stop dei lavori), valuta quali ipotesi di intervento possano far riprendere i lavori; ricorrendo, eventualmente, anche alla rescissione del contratto.
Eppure, a parere deii tecnici, se si fosse ripartito con i lavori (giunti al 90% circa per il primo lotto ed un 60% per il secondo), nell’arco di tre-quattro mesi, escluso il rifacimento della facciata esterna, la struttura avrebbe potuto essere completata.
Ma i lavori, invece, non ripartirono e fu, quindi, avviato un contenzioso giudiziario civile tra la ASL e l’impresa appaltatrice; contenzioso che, alla data odierna (11 marzo 2016), è ancora in corso.
Intanto il vecchio Ospedale “San Giovanni di Dio”, che ha visto scorrere tanti avvenimenti tra le sue secolari mura e ipotizzato come possibile sede di non meglio specificati “grandi eventi” oppure dei corsi di laurea delle professioni sanitarie, rimane muto, in attesa di conoscere il proprio destino, insieme ai cittadini di Taranto che condividono tale attesa, mista a curiosità.