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Cittadella dello Sport: errori ed ‘orrori’ degli ultimi 40 anni
Nella seconda metà degli anni ’70 del secolo scorso, sindaco Giuseppe Cannata, il Comune di Taranto progettò, nel quartiere Salinella, una “Cittadella dello sport” che comprendeva una piscina coperta (con, nel seminterrato, gli spogliatoi a rotazione, una palestra per il preriscaldamento e la sala per gli impianti tecnologici, al piano rialzato due vasche, una grande da 25 metri per 12,50, e una piccola da 12,50 metri per 4. A lato una tribuna che avrebbe contenuto circa 300 persone e nell’avancorpo gli uffici direzionali e di ricezione. Non mancava una rampa per l’accesso dei disabili.
Era previsto, inoltre, tutto l’occorrente per svolgere attività di nuoto e pallanuoto a livello amatoriale e agonistico), un pattinodromo (con annesso campo regolamentare per l’hockey a rotelle), parquet scoperti per la pallacanestro e la pallavolo.
L’idea era straordinaria in quanto queste strutture si andavano ad aggiungere al palazzetto della Ricciardi (in quegli anni pienamente funzionante ed utilizzato), al campo scuola d’atletica leggera (in quegli anni pienamente funzionante e manutenuto, teatro di gare a livello regionale e nazionale), lo stadio “Iacovone”.
Insieme a ciò, si pensava anche di recuperare il terreno di gioco del campo di calcio in muratura (adiacente il campo scuola d’atletica leggera) la cui costruzione era stata abbandonata negli anni ’50 del secolo scorso: l’idea era quella di destinarlo al rugby.
Insomma una vera e propria grande “Cittadella dello sport”.

I lavori iniziarono il 20 luglio del 1980 e furono regolarmente conclusi, con la spesa di 500 milioni, per quanto riguardava il pattinodromo, i campi di pallacanestro e pallavolo e gli spogliatoi.
Per la piscina, dopo aver concluso quasi tutti i lavori, ci si accorse di un grave errore nella progettazione che ne impediva l’omologazione, da parte delle autorità sportive competenti, per disputare delle gare regolari: il tetto non aveva l’altezza prevista dalle norme federali; era più basso.
Un inghippo, assolutamente imprevisto, che avrebbe bloccato la conclusione dei lavori riguardanti la piscina e fatto iniziare una vera e propria odissea per quella bella struttura e soprattutto per un’idea assolutamente straordinaria.
I tabelloni dei campi di pallacanestro divengono ben presto oggetto dell’attenzione dei vandali “in servizio permanente” e in poco tempo distrutti, mentre il pattinodromo, molto bello ed elegante con le sue strutture in legno, vede, negli anni, avvicendarsi circa 10 società di pattinaggio, affiliate alla Federazione Italiana Hockey e Pattinaggio, che organizzano campionati federali, a livello provinciale, regionale ed interregionale, e campionati di hockey a livello di serie D.
Ma la struttura rimaneva, purtroppo, incompleta e soprattutto senza una gestione unitaria, che desse una continuità alle attività sportive in corso.
Nel 1989 il Comune di Taranto, sindaco Mario Guadagnolo, intercetta dei finanziamenti regionali dedicati alle aree periferiche e disagiate: le strutture di cui stiamo parlando insistono nel quartiere Salinella che è, sicuramente, un quartiere periferico e disagiato.
Il Comune di Taranto delibera, quindi, perché quei fondi siano destinati al ripristino ed al completamento delle strutture della “Cittadella dello sport”.
Ma gli interventi, previsti da tale delibera, non saranno mai effettuati: il Comune di Taranto, infatti, perde i finanziamenti a causa del ritardo nell’adempimento di alcuni aspetti tecnici e burocratici, previsti dal bando regionale.
La piscina incompleta comincia a diventare sede di attività varie che nulla hanno a che vedere con il nuoto, i tabelloni della pallacanestro diventano un lontano ricordo; regge, per fortuna, il pattinodromo grazie soprattutto all’attenzione ed alla passione delle società di rotellistica, i cui campionati federali su pista, organizzati annualmente nei mesi primaverili, continuano a costituire un momento di incontro e di crescita sociale e sportiva per tutti, oltre che di coinvolgimento di atleti e famiglie appartenenti alle fasce più deboli economicamente che non potevano spostarsi nelle varie trasferte.
Il tutto, però, circondato da un assordante silenzio sul pieno recupero e completamento della
“Cittadella dello sport”.
Silenzio che viene rotto nel 1995 quando l’Associazione “TarantoProgetto” organizza una raccolta di firme tra gli sportivi ed i cittadini, indirizzata al Comune di Taranto, sindaco Giancarlo Cito, per sollecitare l’adozione dei necessari provvedimenti, verificando anche se fossero ancora disponibili i finanziamenti regionali persi qualche anno prima, per ripristinare e completare la struttura nel suo complesso. Ed “TarantoProgetto” avanza anche altre ipotesi di finanziamento per completare l’opera.
Le firme e le proposte vengono presentate alla stampa da Giuseppe Stea, presidente di “TarantoProgetto”, dal senatore Ippazio Stefàno e dal preside Ernesto Grassi, proprio davanti la piscina incompleta e abbandonata.
La sollecitazione non viene raccolta; sarà raccolta qualche anno dopo: nel 2000, sindaco Rossana Di Bello, il Comune di Taranto, infatti, torna a deliberare, avendo riottenuto i finanziamenti regionali, la ristrutturazione ed il completamento della “Cittadella dello sport”.
Ma non se ne fa, di nuovo, nulla: il Comune di Taranto perde anche questa volta i finanziamenti, a causa del ritardo nell’adempimento di alcuni aspetti tecnici e burocratici, previsti dal bando regionale.
In seguito, il Comune riceve una proposta di “project financing” che prevede la progettazione e la realizzazione dei lavori di ristrutturazione, riqualificazione, adeguamento e gestione degli impianti sportivi della “Cittadella dello sport”, compresa la piscina.
Il soggetto promotore è un’associazione temporanea di imprese formata da Domenico Cassalia, Sidermontaggi Spa e associazione sportiva Taranto Cras Basket.
Ma la struttura tecnica del Comune ammette, pubblicamente, l’esistenza di oggettive difficoltà dell’apparato tecnico-amministrativo comunale a recepire prontamente ed adeguatamente lo strumento del “project financing”: la proposta viene, quindi, accantonata.
Nel 2005 la giunta Di Bello, alle soglie della dichiarazione del dissesto, decide di vendere alcuni beni comunali: il campo scuola di atletica leggera, il palazzetto Ricciardi e quella che avrebbe dovuto essere la “Cittadella dello sport”.
L’operazione non va in porto e sulla “Cittadella della sport”, complice anche il dissesto del Comune di Taranto, dichiarato il 17 ottobre 2006, cala di nuovo il silenzio, mentre erbacce crescono attorno ai parquet di pallacanestro e pallavolo, la piscina incompleta continua ad essere sede di attività varie, il pattinodromo comincia a conoscere qualche problema.


Il silenzio, stavolta, viene rotto quando l’Amministrazione comunale, sindaco Ippazio Stefàno, decide di spostare il mercatino domenicale che si svolge nei parcheggi (inutilizzati) adiacenti lo stadio “Iacovone”.
Dove decide di spostarlo? Nell’area adiacente il pattinodromo e la piscina incompleta!
Si levano voci di protesta perché quella decisione appare una pietra tombale su qualsiasi discorso di ristrutturazione e recupero: ma non c’è niente da fare.
I parquet, ancora ben visibili quando le erbacce vengono finalmente tagliate, sono mestamente ricoperti dall’asfalto che serve a costruire la piattaforma che ospiterà il mercatino.
Sono soprattutto le società e gli appassionati di pattinaggio a protestare e a richiedere scelte chiare che permettano loro di sviluppare serenamente i loro programmi.
Tra l’altro le autorizzazioni concesse fino ad allora, alle società rotellistiche per l’uso del pattinodromo, vengono sospese da parte del Comune di Taranto.
L’amministrazione comunale, poi, per fare cassa rispolvera, come ai tempi del sindaco Di Bello, l’idea della vendita di alcuni beni comunali, tra cui quel che rimane della “Cittadella dello sport”: ma com’era naturale che fosse, l’idea cade nel vuoto.

In questo clima di abbandono, qualcuno, dopo che sono state già asportate le griglie di deflusso delle acque, ritiene che i pannelli in legno che delimitano la pista di pattinaggio possano essere molto utili per il tradizionale falò di San Giuseppe: quindi, in tutta tranquillità ed alla luce del sole, ne smonta un buon numero … e i pannelli vanno in fumo.
Di fronte a tanto scempio ed alle vibrate proteste che si levano, sulla stampa e sulla rete, l’Amministrazione comunale assume il solenne impegno che la recinzione della pista sarà ripristinata, completamente, in tempi rapidissimi.
Nello stesso mese di marzo, evidentemente sull’onda dell’indignazione per l’asportazione dei pannelli, l’assessore allo Sport del Comune di Taranto annuncia che è stata avviata la manifestazione d’interesse, destinata agli Enti e alle associazioni sportive, per l’utilizzo del pattinodromo.
L’Assessore dichiara: “Abbiamo pensato di affidare la struttura alle associazioni del territorio. Al Comune di Taranto, nell’arco dell’affidamento, non sarà corrisposto alcun canone di locazione. In cambio, le associazioni dovranno prendersi cura dell’impianto a loro consegnato e porre in essere alcuni piccoli interventi di manutenzione. E’ auspicabile che più associazioni presentino un progetto condiviso. Questo per dare l’opportunità, a tutte le discipline sportive compatibili con l’impianto, di utilizzare gli spazi nella maniera più condivisa. L’affidamento del Pattinodromo rientra nel progetto di valorizzazione dell’impiantistica sportiva adottato dall’Amministrazione Stefàno. L’ente ha deliberato, in questi mesi, numerosi provvedimenti finalizzati alla riqualificazione delle strutture sportive di proprietà comunale”.
Sia i giovani che in maniera volontaria presidiano il pattinodromo che le società di rotellistica ritengono i contenuti del bando assolutamente non condivisibili e insostenibili economicamente, per cui nessuno si presenta all’appuntamento fissato dall’Amministrazione comunale.
Nel frattempo il pattinodromo viene utilizzato quale sede per alcune feste, organizzate dall’Amministrazione comunale, che riscuotono anche un buon successo di pubblico; ma esse non hanno nulla a che vedere con le finalità sportive che quelle strutture hanno o, meglio, avrebbero dovuto avere.
Il pattinodromo viene dichiarato inagibile e le società di rotellistica son costrette ad allenarsi in strutture presenti in altri Comuni della provincia, con un notevole aumento dei costi di gestione.
Torna, infine, a farsi strada l’ipotesi del “project financing”, messo da parte ai tempi del sindaco Di Bello.
Viene presentato, da parte di un gruppo di imprenditori privati, un “project financing” che riguarda la ristrutturazione e il recupero dell’area, compreso il campo scuola d’atletica leggera; con un cambio d’uso: la piscina dovrebbe diventare un poligono di tiro.
Per il campo scuola d’atletica viene prevista la costruzione di un terreno, per il calcio, in erba sintetica nello spazio compreso tra la pista e le pedane: un’ipotesi che vede immediatamente la giusta, rabbiosa e sacrosanta reazione della FIDAL, delle società d’atletica leggera e degli appassionati che mettono subito in evidenza come quell’ipotesi sia impercorribile per vari motivi: il campo scuola fu costruito e finanziato in base ad una normativa che ne prevedeva l’esclusivo utilizzo per l’atletica leggera; un terreno in erba sintetica impedirebbe (come successo a Statte) di poter organizzare, una volta ristrutturate pista e pedane, gare di lanci (martello, peso, giavellotto) e quindi di organizzare sessioni di gare complete; la forzata coabitazione danneggerebbe l’atletica leggera, sia per quanto riguarda gli allenamenti che le gare.
Dopodichè è tornato a farsi sentire, in maniera fragorosa, il silenzio. Un silenzio che si accoppia al rumoreggiare del mercatino domenicale.
Insomma, in poche parole, continua l’odissea, cominciata 40 anni fa, di quel sogno che voleva dare a Taranto una “Cittadella dello sport” all’altezza della sedicesima città italiana per popolazione, qual è Taranto …