Salute
“Diossina fuori norma sul rione Tamburi”, Peacelink lancia l’allarme e scrive a Galletti
Nonostante i processi, nonostante le prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale, nonostante i continui allarmi e le parallele (e sempre meno convincenti rassicurazioni degli organi di controllo), nonostante tutto ciò i dati sull’inquinamento industriale a Taranto presentano ancora preoccupanti zone d’ombra che riguardano la sostanza inquinante più temibile e pericolosa: la diossina.
“A Taranto, sul quartiere Tamburi, è ricaduta in forma di deposizioni atmosferiche una quantità esorbitante di diossina, fuori dal normale”. Lo scrive Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink sulla sua pagina Facebook. “So per certo – continua l’ambientalista – che i commissari Ilva hanno avuto due giorni fa a Taranto un incontro con Arpa in cui hanno parlato proprio di questo. La cosa desta preoccupazione. Si tratta di dati di analisi commissionate da Ilva e che solo Ilva possedeva. Dati che risulterebbero nettamente sopra i livelli considerati accettabili in altri paesi europei”.
Sempre Peacelink ha scritto una lettera al ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, a firma di Antonia Battaglia, Fulvia Gravame, Luciano Manna e Alessandro Marescotti. “Vogliamo conoscere urgentemente – scrivono – i rapporti di prova con le analisi relative ai controlli sulle deposizioni della diossina. Sono analisi che ILVA dovrebbe aver già effettuato e che non sono attualmente pubbliche. Vogliamo che siano resi pubblici perché da essi dipende la salute della popolazione di Taranto. Gentile Ministro, tutti dovrebbero poter conoscere quanta diossina ricade sulla città di Taranto, sui suoi terreni e sui suoi pascoli. In questi mesi ci sono giunti preoccupanti filmati di pecore che pascolavano attorno alla zona dell’Ipercoop (a 6 chilometri da Ilva) e ad altri luoghi dove è stato imposto dalla Regione Puglia il divieto di pascolo per la contaminazione di diossina. Il divieto di pascolo libero su aree incolte riguarda un raggio di 20 chilometri dall’Ilva. Assieme alle pecore sono state filmate rotoballe destinate all’allevamento degli animali, con il camino E312 dell’Ilva ben visibile sullo sfondo, a circa due chilometri”.
“In questa situazione di controlli allentati e carenti – continua PeaceLink – ci siamo chiesti se la salute dei cittadini fosse nuovamente in pericolo. E lo chiediamo a Lei, signor Ministro. Abbiamo consultato il sito del Ministero dell’Ambiente. E abbiamo scoperto che mancano proprio i dati sulla diossina che dovrebbero essere raccolti nel Piano Monitoraggio e Controllo dell’Aia Ilva, relativamente alla rete dei deposimetri. In parole povere ad oggi non possiamo conoscere quanta diossina ricade sul suolo. Con grande stupore e preoccupazione ci siamo attivati nelle scorse settimane per colmare tale vuoto di informazione. Ci siamo rivolti a Ministero dell’Ambiente per chiedere spiegazioni e acquisire i dati più recenti. In data 27 gennaio 2016 PeaceLink ha richiesto i dati di deposizione atmosferica della diossina al Ministro dell’Ambiente e all’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ricevendo una risposta insoddisfacente in data 12 febbraio 2016. Infatti il Ministero dell’Ambiente, tramite l’Ispra, ha sostanzialmente detto di rivolgerci all’Arpa Puglia”.
Ma tale risposta, secondo Battaglia, Gravame, Manna e Marescotti “non è idonea alla nostra domanda che chiedeva i dati che Ilva raccoglie sulla diossina e che Ilva deve trasmettere al Ministero dell’Ambiente tramite la sua struttura commissariale. Infatti Ilva effettua – parallelamente all’Arpa – delle proprie analisi sulle deposizioni di diossina nell’ambito dei controlli periodici previsti dall’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale). Di tali analisi – di cui non si trova traccia sul sito del Ministero dell’Ambiente – noi chiediamo conto a Lei. Arpa, da noi contattata già sui dati mancanti, aveva risposto in data 10 febbraio 2016 che i dati della diossina li attendeva da Ilva. La situazione ci sembra inquietante: mancano i dati delle deposizioni della diossina effettuati da Ilva e fino a ora la struttura commissariale non ha reso pubblici tali dati: perché?PeaceLink a questo punto Le chiede direttamente di chiarire il “giallo” dei dati mancanti. Con quei dati sulla diossina possiamo infatti capire se quelle pecore, ritratte nei filmati che abbiamo pubblicato e che sono a Sua disposizione, si stanno contaminando nuovamente, in considerazione del fatto che la diossina è un inquinante persistente nel tempo e che si accumula sui terreni e nell’organismo”.