Skip to main content

Soprintendenza di Taranto, sindaci in campo contro lo scippo

Pubblicato | da Redazione

I sindaci della provincia di Taranto si riuniscono oggi per discutere la vicenda della Soprintendenza. Il presidente Martino Tamburrano ha convocato l’assemblea con un solo punto all’ordine del giorno allo scopo di fare chiarezza sulla vicenda e stabilire delle linee di intervento. Al di là delle manifestazioni, dei tantissimi interventi giunti in difesa di questa istituzione culturale che ha sede a Taranto dal lontano 1907, quella di Tamburrano è una delle poche iniziative istituzionali su un argomento che ha acceso il dibattito politico.

Se ne è discusso anche nei giorni scorsi durante un confronto organizzato dal consigliere regionale Gianni Liviano. “Purtroppo – ammette lo stesso Liviano – il confronto non ha portato al tanto sospirato risultato di salvare la Soprintendenza di Taranto. Il suo accorpamento a quella di Lecce sembra, ormai, un fatto ineluttabile”. Lo ha detto il prof. Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore per i Beni paesaggistici e culturali del Mibact e ispiratore della riforma che ha previsto l’accorpamento della Soprintendenza di Taranto al quella di Lecce. “La via che si potrebbe percorrere – aggiunge Liviano – è quella di chiedere al ministro Franceschini che Taranto sia sede della Soprintendenza unica territoriale. Ma anche qui la strada resta in salita”.

Volpe ha difeso l’architettura della riforma “che il Paese attendeva da più di trent’anni” e la cui realizzazione è stata accelerata in virtù “del nuovo concorso che sta per partire e che riguarderà circa 600 unità. C’era l’esigenza di farsi trovare pronti in modo da distribuire il nuovo personale assunto in sedi già riformate. Con questa riforma si integrano competenze che prima erano frammentate. Le nuove Soprintendenze non negano le specializzazioni ma le integrano prevedendo vari settori: archeologia, architettura, paesaggio, beni immateriali, educazione e ricerca. La soppressione delle Soprintendenze è da alcuni interpretata come la morte della tutela archeologica. Così non è perché archeologi saranno presenti in tutte le trentanove Soprintendenze. L’idea che il patrimonio archeologico sia distinto da quello architettonico, artistico o paesaggistico è metodologicamente inesistente. Ecco perché Taranto non può più essere sede della Soprintendenza archeologica”.

Per Liviano, però, la battaglia non è finita. Tutt’altro. “Chiediamo e chiederemo – ha detto – che quantomeno si faccia un percorso inverso ovvero che sia Lecce ad essere accorpata a Taranto. Non si possono cancellare tremila anni di storia e una presenza secolare di una comunità”.