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Marcia pro-acciaio a Bruxelles, l’adesione del sindaco di Taranto

Pubblicato | da Michele Tursi

Entro oggi Piero Gnudi, Corrado Carruba e Enrico Laghi dovrebbero concludere l’esame delle 29 manifestazioni di interesse per l’Ilva. Più o meno nelle stesse ore i produttori europei di acciaio scendono in piazza a Bruxelles per manifestare contro l’invasione cinese. La minaccia si potrebbe concretizzare se l’Europa riconoscesse alla Cina lo status di economia di mercato.

Qualche cifra per inquadrare le dimensioni del problema. La domanda interna di acciaio nel vecchio continente attualmente è pari a 155 milioni di tonnellate. Si stima che la Cina, da sola, abbia una sovracapacità produttiva di 400 milioni di tonnellate, circa tre volte l’intero fabbisogno europeo. Si tratta, inoltre, di acciaio a basso costo prodotto sulla spinta dell’intervento statale. Un mare di acciaio cinese, quindi, rischia di sommergere l’Europa e contro questo pericolo i padroni delle ferriere europei, per qualche ore eviteranno di farsi la guerra tra loro e manifesteranno per chiedere all’Ue di non aprire le frontiere alla Cina. Eurofer, l’associazione europea dei produttori di acciaio, ha chiamato a raccolta tutti: tedeschi, francesi, italiani, belgi.

Alla marcia pro-acciaio ha dato la propria adesione anche il dinamico ed eclettico sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno con un’altra delle sue famose “letterine” inviata all’Unione europea a nome del coordinamento delle città siderurgiche (Torino, Genova, Novi Ligure, Racconigi, Legnaro, Terni, Piombino, Patrica, Trieste, Marghera e Taranto). “Noi sindaci – scrive Stefàno – ci uniamo alla marcia di Bruxelles per rappresentare la necessità di un intervento forte da parte dell’UE in favore di un settore strategico dell’economia nazionale e, quindi, europea. L’importazione dell’acciaio dovrebbe passare dall’adozione di misure urgenti per impedire che la concorrenza internazionale, intensificata dalla sovracapacità a livello industriale, possa inflazionare l’industria siderurgia italiana e, quindi, europea. E in questo contesto di scontro quasi frontale con i produttori di acciaio cinesi che nel nostro Paese e in Europa si discute sulle migliori garanzie per un futuro sostenibile della produzione siderurgica del gruppo Ilva, per sostenere il risanamento ambientale nel sito di produzione più grande del continente, al quale sono strettamente collegate le attività produttive di altri importanti siti italiani”.