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Ilva, la paura del futuro che impedisce di pensare

Pubblicato | da Michele Tursi

Preoccupazione e incertezza sul futuro sono i sentimenti che animano la giornata di protesta sull’Ilva indetta da Fim, Fiom e Uilm. Preoccupazione e incertezza, però, travalicano il muro di cinta della fabbrica e investono l’intera città, anzi l’intero territorio ionico privo in questo momento di una visione, di un’idea, di un progetto da sviluppare. Su “La Ringhiera” lo abbiamo già scritto: siamo un’area indifesa e in difesa. Non abbiamo referenti politici e istituzionali in grado di incidere seriamente e concretamente sui processi decisionali regionali e nazionali; continuiamo a mobilitarci per non farci sottrarre pezzi di “autonomia” consolidata, come nel caso della Soprintendenza.

Ci assale il sospetto che il disegno sia proprio quello di ridurci ad una condizione di sudditanza perenne, di generare un continuo stato di bisogno che ci impedisca di pensare, di agire per liberare il territorio dalle servitù e da quanti lo hanno utilizzato, sfruttato, depredato e devastato. In questa situazione, con la tensione sempre al massimo, non è facile mantenere la razionalità necessaria per pensare. Per pensare, soprattutto, alle ricadute che le nostre scelte avranno sui figli e sui nipoti di questa terra. Pensiamo, dunque: cosa vale davvero la pena salvare? Mettiamo da parte la paura. Proviamoci. Ripartiamo da qui, saremo più forti.