Sul Pezzo
Taranto, ripartono le imprese ma non c’è liquidità
Anche la meccanica tarantina è ai blocchi di partenza per la fase 2. Ma la preoccupazione più grave in questi giorni è la mancanza di liquidità. “Aprile è finito, ma i clienti non sono riusciti a pagare le imprese”. E’ quanto emerge da una rilevazione effettuata da Confartigianato Taranto che ha contattato diverse imprese della meccanica di produzione del territorio.
“I committenti hanno chiesto di rinviare i pagamenti oltre i 90 giorni – spiega Confartigianato in un documento inviato alla stampa – arrivando così anche a 210 giorni, un periodo inaccettabile per le piccole imprese locali, che non possono certo sostituirsi alle banche”. Le aziende che operano nel settore della meccanica di produzione sono 1.090 in provincia di Taranto, e gli occupati del comparto ammontano a oltre 4.500.
“Sono imprese – dichiara il segretario provinciale di Confartigianato Fabio Paolillo – che lavorano in filiera e chi può sta concludendo le ultime commesse. Ma il futuro è preoccupante: la parte commerciale è bloccata perché è fermo lo sbocco dei mercati esteri e quello interno, come noto, deve ancora ripartire. Tutto questo rappresenterà un danno importante per le aziende, eppure non si sente parlare di finanziamenti a fondo perduto. In banca ci sono comunque dei tassi di interesse da pagare, e per di più non si possono fare investimenti. Con le attuali linee di credito si può far fronte semplicemente alla mancanza di liquidità dovuta alla fase emergenziale. In queste settimane di lockdown solo il 20% delle aziende del settore ha continuato a lavorare in quanto parte di una filiera essenziale”.
Oggi, con la fase 2, si riparte. “Le aziende di Confartigianato – prosegue Paolillo – sono pronte da tempo per ripartire in sicurezza, grazie a linee guida e protocolli che rappresentano una garanzia per tutti, dipendenti compresi. Nel mondo dell’artigianato, e della piccola impresa, l’azienda è una grande famiglia e non si vuol mettere a rischio nessuno. Obiettivo principale è tutelare la salute e la possibilità di avere un futuro. Se in questo momento il nostro sistema di imprese non si rimette in piedi rischia di vedere sfumare un know how acquisito in anni di lavoro. Non si risolve niente con 600 oppure 800 euro. Si ha bisogno di liquidità per ripartire. Importante sottolineare che la grandissima parte delle nostre imprese del settore è esclusa dagli appalti della grande industria: raffineria, siderurgico, aereospazio, arsenale. Ora più che mai è necessario allargare le opportunità economiche e lavorative a tutta la rete di imprese locali”.