Sul Pezzo
Soprintendenza, il solito gioco al ribasso. La teoria del ‘non tutto’, un classico per Taranto
Leggere la lettera che Franceschini ha spedito al Quotidiamo di Puglia (in parte si tratta di un copia e incolla di quanto c’è scritto sulla home page del sito ministeriale, passaggi riportati qui e altrove nei giorni scorsi) e le scarne dichiarazioni rilasciate alla Gazzetta del Mezzogiorno, chiudono il quadro di questa vicenda grottesca: Taranto, dopo un secolo di storia dedicata al recupero e alla valorizzazione archeologica, diventa succursale della Soprintendenza leccese di fatto nata nel 2004 grazie alla operazione targata Fitto (quando un politico pensa al proprio territorio, può capitare). Franceschini conferma tutto ma sbaglia quando pensa, se lo pensa, di arginare la protesta tarantina. Per una volta trasversale e compatta, questa levata di scudi, tranne il Pd… of course. I democratici, infatti, stanno giocando di melina in attesa di trovare tra i commi del decreto firmato ieri un paio di appigli ai cui aggrapparsi per rispondere al fuoco avverso e al fuoco amico, batteria che punta sul Governo E su chi lo rappresenta a Taranto. Per sabato, i tarantini si sono dati appuntamsnto in Città Vecchia, un tam tam partito da FB e che sta velocemente raggiungendo tutte le angolazioni sociali e politiche, tranne il Pd…of course. Il partito di Franceschini sta scegliendo quali pesci prendere. Intanto, prendiamo atto delle parole del ministro: Lecce diventa sede centrale dell’archeologia salentina (a proposito, esiste ancora la Magna Grecia?) perché al MarTa c’è giá un dirigente di seconda fascia (il neo direttore) e non sarebbe possibile averne due in riva allo Ionio… e nemmeno uno a Lecce. Equilibri politici e burocratici, dunque, alla base di questa umiliazione inferta alla storia della archeologia ionica. Però ‘l’ufficio operativo resta aperto’ assicura il ministro. Come a scuola, insomma: in succursale si fa lezione come in centrale…. ma il preside e la segreteria sono in centrale dove, da quando mondo è mondo, si decide Cosa.. Come… Quando… fare. È la teoria del ‘non tutto’. Vi togliamo potere, ma non tutto. Trasferiamo competenze, ma non tutte. Magari vi mortifichiamo… ma non del tutto. Un classico, a Taranto. Ai danni di Taranto.
Il RAMMARICO ANCE e L’AFFONDO contro il sistema Taranto
Si prende atto dell’apertura, pur se non del tutto convincente, fatta dal Ministro Franceschini in ordine agli effetti per Taranto del progetto di complessiva riorganizzazione delle strutture periferiche del Ministero dei Beni Culturali. A Taranto, dunque, sembra essere destinata una struttura operativa con competenze in ambito archeologico destinata a non lasciare, almeno in parte, quel vuoto da tutti giustamente denunciato. Adesso si apre certamente la questione della significatività e la rilevanza di una tale apertura, ma quel che più preme, alla luce della ennesima bocciatura di Taranto a capitale culturale, è una seria riflessione sulla cronica debolezza di un sistema locale incapace di costruire e valorizzare una rete di luoghi, strutture e competenze al servizio della cultura e di una vocazione che ad oggi non si intravede ancora. Le sconfitte ed i colpi subiti, sembrano dunque parlare chiaro. Ed allora, la vicenda della Sovrintendenza si intreccia inevitabilmente con quella di una città vecchia, primario giacimento culturale oggetto sulla carta delle attenzioni di tutti, ma che rischia a questo punto di perdere una presenza istituzionale importante, fondamentale alla luce proprio di quei valori che si voglio preservare, valorizzare e porre a base di un’identità urbana collettiva che segni un futuro nuovo per la città. Come ANCE Taranto ha ribadito in più riprese è necessario che sulla città vecchia convergano il meglio delle potenzialità di gestione politica ma anche di offerta imprenditoriale in linea con le determinazioni del Governo e con una generale visione di rinnovamento di tutto il tessuto urbano della città che non può che provocare anche e soprattutto una riqualificazione sociale quanto mai indispensabile. Proprio in questi mesi l’eccellenza della sede universitaria, il prestigio delle presenze museali ed ecclesiastiche, la raffinatezza e l’importanza del recupero del Castello Aragonese e il preventivato e quasi ultimato ritorno della stazione dei Carabinieri nella città vecchia evidenziano un percorso che attende soltanto che il Comune faccia fino in fondo la sua parte recuperando alla dignità abitativa quelle parti degradate del centro storico. Un percorso che, ancora una volta, ANCE Taranto è disponibile ad accompagnare ribadendo l’impegno gia’ profuso per concentrare l’attenzione e la conseguente operativita’ nei confronti di un’area che rappresenta “il cuore” della Città di Taranto, il cui battito, ancora forte e chiaro, esprime tutto il fascino di una storia lunga secoli.
LA DELUSIONE SPARTANA
Du seguito, la lettera che Marco De Bartolomeo e gli altri del groppo di promotori del progetto di rilancio della identità primaria spartana, hanno inviato al ministro che un anno fa aveva elogiato il programma di lancio del brand in chiave culturale e turistica: ‘Gent.mo Ministro Franceschini, mentre Le scriviamo, siamo sopraffatti da sentimenti contrastanti. Infatti, se da una parte registriamo con entusiasmo un rinnovato fermento cittadino, nutrito soprattutto dalle tante realtà associative che si adoperano quotidianamente per un nuovo rinascimento della Città di Taranto, dall’altra non possiamo non evidenziarne il legittimo disappunto allorquando vedono naufragare questo straordinario impegno, divorati dalla sensazione di fare un passo avanti e tre indietro. Ecco, per l’appunto, facciamo un passo indietro. “Taranto è una sfida per il Paese, e quando parlo di Taranto penso a Torino, città che da capitale dell’industria è diventata una delle città culturali più visitate. Taranto è l’unica città spartana al mondo. Dovrebbe investire su questo deposito di memoria che è anche una grande carta nella competitività del turismo mondiale”. Queste Sue dichiarazioni, risalenti al 18 novembre 2014, rimbalzarono su tutte le testate locali e nazionali e sui social network infiammando gli animi dei tarantini già conoscitori del progetto Taranto, la Città Spartana e consapevoli di poter essere i protagonisti di un rinnovamento culturale ed economico senza precedenti. Al contempo, lasciarono perplessi coloro che non credono più nel valore della politica. Dunque, da un lato le aspettative, dall’altro lo scetticismo. Un dualismo emozionale che, proprio in questi giorni, continua pervicacemente ad insistere sulla città, contrapponendo alla gioia provata per gli importanti risultati conseguiti dal MarTa, la delusione legata alla notizia inerente il dirottamento della Soprintendenza su Lecce, non per mero campanilismo, come sarebbe facile supporre, ma per logica consequenziale. Pur apprezzando l’impegno del Governo, l’immagine di Taranto spesso si declina in un enorme problema da risolvere. In realtà, Taranto, per via del suo inestimabile patrimonio materiale ed immateriale e della sua posizione logistica, è la più grossa opportunità da cogliere per l’intero Sistema Paese, uno straordinario laboratorio in cui maturare una concezione profondamente rinnovata della Bellezza in ogni sua forma. Sarebbe dunque paradossale immaginare questo entusiasmante percorso prescindendo da poli culturali strategici come la secolare Soprintendenza, l’Università (ancora orfana di un’autonomia che, inoltre, le consentirebbe di entrare a sistema con i poli accademici mondiali con brand Spartans) e, non ultimo, l’ISSM Paisiello (non ancora Conservatorio, pur essendo la più antica Istituzione di formazione musicale pugliese). A costo di sembrare ingenui, crediamo ancora che la buona politica, dando ascolto alle istanze dei cittadini, possa essere lo strumento ideale per partorire grandi progetti, anche raccogliendo quella che i più definirebbero come la sfida più ardita. E, che sia ardita o meno, per raccoglierla servono cuore, intuizione, dedizione e la determinazione a non tornare più indietro, nemmeno di un passo. Ma, soprattutto, serve coraggio. E per il mondo, chi ha coraggio è Spartano’