Copertina, Piani Alti
Taranto, l’aeroporto negato e i soldi di AdP
Il compito principale di una società di gestione aeroportuale è quello di cercare e di avviare nuovi traffici aerei. Questo è quanto accade, in linea di massima, in tutto il mondo tranne che in Puglia dove opera un gestore unico, Adp, per quattro scali: Foggia, Taranto, Bari e Brindisi. Si tratta di un’anomalia nel panorama italiano aggravata dal fatto che la società pubblica controllata dalla Regione Puglia sviluppa traffici solo sugli aeroporti di Bari e Brindisi, limitandosi più che altro, ad elargire decine di milioni di euro all’anno di contributi (pubblici) a compagnie low cost (Ryanair) che non avendo sede sul territorio italiano versano altrove le loro tasse. Tecnicamente questi soldi servono per fare marketing turistico, cioè per pubblicizzare le bellezze della Puglia sul sito della società irlandese. Ma dopo ripetute denunce e segnalazioni, la magistratura di Bari sta indagando sul caso e presto potrebbero arrivare le prime decisioni. Anche Emiliano ha frenato sull’erogazione della quota di finanziamento relativa al 2015 pari a 12,5milioni di euro, ma proprio ieri ha messo in bilancio la somma da destinare ad AdP che, a questo punto, dovrebbe procedere ad una selezione pubblica.
Mentre Aeroporti di Puglia si difende dalle accuse di magistrati e di una larga fetta di opinione pubblica, in altre realtà italiane, le società di gestione svolgono egregiamente il loro compito. A Parma c’è un piccolo aeroporto, gestito dalla Sogeap (tra i suoi soci l’Unione degli industriali di Parma e soprattutto l’austriaca Meinl Bank) che tira a campare con un fatturato di due milioni annui e due soli collegamenti: uno per Londra, l’altro per Trapani. La Sogeap ha capito che così non è più possibile andare avanti e dopo una consistente ricapitalizzazione di 5 milioni di euro, si è attivata per cercare partner internazionali. E sembra averne trovato uno molto importante: Amazon, il colosso del commercio online. I contatti, rivela un articolo de L’Espresso, sono già in corso anche perchè domanda e offerta sembrano incrociarsi perfettamente. Amazon, infatti, ha una sua base logistica di 80mila metri quadrati dedicata all’Italia e al Sud Europa, a soli 40 chilometri da Parma e sta progettando di dotarsi di una propria flotta aerea per le spedizioni. L’aeroporto di Parma, a sua volta, può garantire una capacità di 14 cargo alla settimana con Boeing 737-300F.
Questa vicenda ci induce ad amare riflessioni pensando ad Aeroporti di Puglia, allo scalo aereo di Taranto/Grottaglie ed alla sua “vocazione cargo” strombazzata ed ostentata da oltre dieci anni su tutti i piani ed i documenti ufficiali della Regione Puglia e della sua controllata AdP. Al di là di questo, però, Aeroporti di Puglia e Regione, non hanno mai portato a Taranto un vettore, un operatore internazionale, non hanno mai reperito partner, o stretto collaborazioni. Nulla. Nemmeno gli interventi infrastrutturali promessi sono stati realizzati.
L’Arlotta continua a essere un aeroporto fantasma pur essendo stato inserito tra quelli di “interesse nazionale”. Un aeroporto chiuso al pubblico. Un aeroporto con una pista di 3,2 chilometri (tra le più lunghe d’Italia), potenziata con fondi pubblici ed oggi esclusivamente utilizzata da un’azienda: Alenia Aermacchi che da questa situazione trae un indubbio beneficio (anche questo potrebbe essere oggetto di indagine della Commissione europea sulla concorrenza). Un aeroporto ripetutamente privato della possibilità di essere una struttura al servizio di un territorio con un’utenza di oltre 700mila persone: l’alto Jonio con le province di Taranto, Matera e Cosenza. Un aeroporto che non trasporta nè merci, nè persone pur insistendo su un’area con un forte gap infrastrutturale in materia di collegamenti. Un aeroporto che potrebbe diventare volano e moltiplicatore di sviluppo, lavoro, ricchezza se fosse messo nelle condizioni di operare secondo le sue enormi potenzialità invece di essere assoggettato alle politiche di Regione Puglia e AdP che lo hanno ridimensionato al rango di area industriale per il collaudo di droni. Un aeroporto negato al suo territorio ed alla sua popolazione, forse, per consentire ad altri scali di raggiungere record di passeggeri? Un aeroporto del quale la locale classe politica e dirigente nel suo complesso non ha compreso fino in fondo l’importanza preferendo assoggettarsi a logiche estranee a Taranto ed al suo territorio. Un aeroporto che, probabilemte, per funzionare dovrebbe finalmente staccarsi da Aeroporti di Puglia.