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“Noi vogliamo vivere”, domani corteo da Tamburi ai cancelli del siderurgico

Pubblicato | da Redazione

“Guardatevi intorno. Taranto è stupenda. Non ci manca niente. Ma ci hanno tolto tutto. Siamo in guerra qui, né più né meno”. Così, sul palco del concertone Unomaggio,  uno degli esponenti di “Ancora Vivi”, gruppo promotore della manifestazione che avrà inizio  domani alle 14 in piazza Gesù Divin Lavoratore, nel quartiere Tamburi di Taranto. Il corteo raggiungerà i cancelli di Mittal.

“E ora guardate noi – ha proseguito –  i ragazzi e le ragazze di Taranto si stanno mobilitando e sono in fermento per questa città che ne ha bisogno. Per i genitori coi passeggini vuoti e il volto rigato dalle lacrime, per i bimbi barricati dentro casa durante i wind days. Ci tolgono la felicità, che dovrebbe essere il vero motivo per cui nasciamo. Non nasciamo per finire ustionati da una massa incandescente o soffocati da macerie di amianto. Nasciamo per essere felici, per provarci almeno. Nasciamo per imparare. Ma, in una città dove le scuole vengono chiuse per rischio ambientale, che cosa vuoi imparare? Impari a sopravvivere. Sentiamo l’esigenza di trasformare la sofferenza che ci hanno imposto in energia positiva, in cambiamento. Siamo troppo giovani per rassegnarci all’idea di una città che è stata scelta, insieme ai suoi abitanti, come vittima da sacrificare al dio denaro. Assistiamo ancora alla contrapposizione salute\lavoro, un ricatto che penalizza gli operai tanto quanto i disoccupati che non sono riusciti ad investire nel proprio futuro in questa città martoriata”.

Alla manifestazione stanno aderendo in tanti, tra singoli cittadini, associazioni e novimenti. Il comitato dei Cittadini e Lavoratori liberi e pensanti, ad esempio, ha annunciato la partecipazione dal palco del Parco archeologico. I Cobas  attraverso un documento hanno annunciato la propria adesione “contro le devastazioni ambientali – scrivono Salvatore stasi e Bobo Aprile –   in coerenza con la propria linea, dato che da sempre ci siamo schierati per la chiusura delle fonti inquinanti e contro uno modello di sviluppo basato sull’industria pesante che sta condannando a morte questo territorio; e per quanto riguarda la ex Ilva ha sempre dichiarato che i lavoratori diretti e dell’indotto vanno reimpiegati nelle bonifiche, giusto per venire fuori dalla strumentale contraddizione fra salute e lavoro. Per quel che riguarda le bonifiche è da troppi anni che se ne blatera a sproposito senza mai intervenire fattivamente. Intanto i dati resi pubblici da istituzioni indipendenti sulla situazione ambientale e sanitaria è sempre più drammatica… e a questo quadro bisogna aggiungere che i disoccupati nella provincia sono 120.000, la precarietà è diffusissima e i giovani emigrano che dovrebbero essere il futuro emigrano sempre più in massa anche perché non c’è una università degna di tal nome. Per cui è ora di dire basta per non arrivare ad un punto di non ritorno al quale siamo molto vicini. Per questo è necessario programmare un altro modello di sviluppo che combaci con le naturali vocazione del territorio. Dunque si deve partire inevitabilmente dalla chiusura delle fonti inquinanti e con un piano di bonifiche serio e di lunga durata. La riconversione industriale può anche prevedere la produzione dell’acciaio ma questo va fatto con sistemi che esistono e che sono ad impatto ambientale praticamente zero tipo forni elettrici etc.” si legge in uno dei passaggi nodali del lungo comunicato Cobas.