Copertina, Salute
Ilva, sei mesi in più per (non) attuare l’Aia
Il Parlamento concede ancora tempo ai commissari Ilva per realizzare gli interventi di risanamento previsti nell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). L’ennesima proroga è arrivata dalle Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera riunite in sede di conversione in legge dell’ultimo decreto del Governo. Altri sei mesi di tempo per attuare quanto previsto dall’Aia e la garanzia, per i commissari, di avere in tasca gli 800 milioni già inseriti nella legge di Stabilità con il vincolo esclusivo del risanamento degli impianti. Sul Governo italiano e sulle sue manovre… d’acciaio, infatti, è puntata l’attenzione della commissione europea per la Concorrenza che sta indagando per verificare se all’Ilva sono stati elargiti aiuti di Stato sotto forma di contributi finanziari per le bonifiche ambientali. Il termine ultimo per l’applicazione dell’Aia slitta, dunque, da fine 2016 a giugno 2017. E parliamo solo del comparto aria. L’Aia tuttora vigente, infatti, non affronta altri due capitoli molto spinosi in campo ambientale: quello dei rifiuti e del trattamento acque.
Tra le misure inserite nel testo discusso ieri e che lunedì prossimo dovrebbe approdare in Aula per il voto, c’è anche l’emendamento proposto dai deputati tarantini del Pd Pelillo e Vico (bocciato durante l’esame della legge di Stabilità) per l’accesso semplificato al Fondo di garanzia per le imprese dell’appalto Ilva che hanno eseguito lavori prima dell’amministrazione controllata e che non sono state ancora pagate. Le modalità di accesso al fondo sono ritenute ancora troppo stringenti, però potrebbero essere modificate nei successivi passaggi parlamentari.
Intanto, tra i possibili big player interessati all’acciaio italiano spunta il nome dei coereani di Posco. Lo rivela il Sole 24Ore riferendo della presenza negli uffici romani del Governo di alcuni emissari del Gruppo. Posco già forniva i coils a Fca prima che l’intervento di Renzi “convincesse” Marchionne ad approvvigionarsi nuovamente dall’Ilva. I coreani hanno in Italia una piccola unità in provincia di Verona che produce 50mila tonnellate all’anno. Resta in pole position l’ipotesi di una cordata tutta italiana incentrata su un poderoso, ma non esaustivo intervento di Cdp (Cassa depositi e prestiti), anche se non sarà facile mettere insieme “anime” diverse. Il Governo sta lavorando in tal senso e avrebbe già un nome per guidare l’operazione: Paolo Scaroni, già amministratore delegato di Eni, non nuovo al mondo della siderurgia.