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Milano-Taranto andata e ritorno: sembra facile…

Pubblicato | da Redazione

Si sono appena concluse le mie vacanze di Natale. Oggi ho affrontato il viaggio di rientro per Milano. Come sempre gli spostamenti da Taranto si rivelano “agevoli” e veloci: un comodo volo alle 6.55 del mattino, da un aeroporto situato a circa 100 km da casa dei miei genitori, mi ha riportata a Milano. Ho deciso di fermarmi a dormire in loco ed evitare di affrontare (nuovamente) la sveglia alle 3 del mattino e di costringere qualcuno ad accompagnarmi in aeroporto (l’unica alternativa ad un tale sacrificio sarebbe stata un auto con conducente, che mi sarebbe costata quasi quanto il volo).

Giustamente i miei amici non tarantini, di fronte a tali scelte ribattono dicendo “ma da Taranto non sarebbe meglio prendere il treno?”. Certo, il treno rappresenta davvero una valida alternativa….posso scegliere tra viaggiare con un treno “diretto” per circa 11 ore oppure per 9/10 ore con almeno 1 cambio….

Per la discesa pre-natalizia, al termine del necessario e attento studio di fattibilità (che mi porta tutte le volte a considerare il costo-opportunità di tutte le opzioni, in termini di spesa, di numero di giorni di ferie e ore di permesso nonché di disturbo arrecato ai parenti costretti a venirmi a prendere), avevo studiato una soluzione “a tappe” che prevedeva: 1) Milano-Napoli il 23 dicembre pomeriggio in Alta Velocità, 2) una notte a Napoli a casa di amici (con annessa ottima pizza), 3) Napoli – Taranto in IC il 24 dicembre mattina. Soluzione con impatto minimo su tutte le variabili in esame (a parte la mia sopportazione…).

Il viaggio in AV, a parte il normale caos prenatalizio ed un vicino logorroico, si è rivelato dotato di tutti i confort: connessione wireless, bagni funzionanti, riscaldamento, un punto ristoro. Il viaggio è scivolato veloce e piacevole.

Il 24 mattina mi sono, quindi, recata fiduciosa alla stazione di Napoli per prendere il Napoli – Taranto e concludere le tappe del mio itinerario. Al mio arrivo il treno aveva già 10 minuti di ritardo; senza nessun ulteriore annuncio o rettifica, il treno è in realtà arrivato in stazione con circa 40 minuti di ritardo (disperso tra Roma e Napoli), con la gente che fissava spaesata il tabellone delle partenze in attesa dell’indicazione del binario. Nella mia carrozza il riscaldamento è stato spento all’improvviso ad un certo punto del suo passaggio in terra lucana. Molti bagni non erano in funzione e trovarne uno in condizioni accettabili è stata un’impresa. Sulle vetuste rotaie della Basilicata il treno ha accumulato un ritardo imprecisato, e, naturalmente, ai passeggeri non è stata data nessuna comunicazione a riguardo. Gli altri passeggeri sembravano rassegnati a tale trattamento, come se tutto ciò fosse normale.

Generalmente al termine dei miei racconti sulle odissee a/r per trascorrere le vacanze nella mia terra natale, se non preciso il nome della mia città, la gente mi chiede “Ah, e come si chiama il tuo paesino?”. “Non è un paesino, ma una città di circa 200 mila abitanti, capoluogo di provincia e secondo comune più popoloso della Regione”.

Cristo si sarà fermato ad Eboli, ma le FS si sono fermate a Napoli sul versante tirrenico e a Bari versante adriatico.

Stefania Stea